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San Giovanni Battista e storie della sua vita

Autore
Giovanni del Biondo (Firenze, documentato dal 1356 al 1398)
Data
1365 – 1370
Collezione
Collocazione
Sala Andrea del Castagno
Tecnica
Tempera su tavola, fondo oro
Dimensioni
275 x 180 cm
Iscrizioni

“EGO, VOX CLAMANTIS IN DESERTO” a pennello, presente sul cartiglio

Inventario
Contini Bonacossi n. 27

da sinistra: Annuncio a Zaccaria, Visitazione, Natività del Battista, Imposizione del nome; nella predella: San Giovanni fanciullo va nel deserto; Cristo al Limbo libera gli antenati di Giovanni; Salomè porge a Erodiade la testa del Battista; a destra: Predica del Battista; Battesimo di Cristo; Banchetto di Erode; Decollazione del Battista

La pala proviene dalla Cappella Ginori (la seconda nel transetto sinistro) della basilica di San Lorenzo a Firenze, ricordata fino al 1862. L’opera giunse nel 1934 nella raccolta Contini Bonacossi. La presentazione frontale di San Giovanni Battista circondato da storie della sua vita è una ripresa della tipologia, molto diffusa nel Duecento e agli inizi del Trecento, della tavola agiografica, frutto della tendenza arcaizzante e didascalica che riprese auge nella pittura toscana del terzo quarto del Trecento. Il Battista, vestito di pelli e ammantato di rosa, è raffigurato vittorioso su Erode che giace a terra sotto i suoi piedi. Il dipinto è esempio palmare della prima produzione di Giovanni del Biondo, prolifico pittore fiorentino di estrazione orcagnesca, che dà qui prova delle sue doti di vivace narratore, come si nota nelle scene dell’infanzia del Battista e nell’episodio della Decollazione. Soprattutto in quest’ultima scena, il pittore contravviene volentieri al rigore del racconto sacro per esprimere la sua poco ortodossa- ma certo gradevolissima - verve umoristica. La cornice, originale, è dorata e presenta scanalature e punzonatura a rosette. I testi delle iscrizioni sono tratti, oltre che dai Vangeli di Matteo («Io sono la voce di colui che grida nel deserto») e di Luca («Giovanni è il suo nome»), dal libro deuterocanonico della Sapienza («Insensati noi stimavamo una pazzia la loro vita e ingloriosa la loro fine. Ecco come sono stati annoverati tra i figli del Signore e tra i santi è il loro destino»).