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San Giovanni Battista e storie della sua vita

Autore
Giovanni del Biondo (Firenze, documentato dal 1356 al 1398)
Data
1365 – 1370
Collezione
Collocazione
Sala Andrea del Castagno
Tecnica
Tempera su tavola, fondo oro
Dimensioni
275 x 180 cm
Iscrizioni

“EGO, VOX CLAMANTIS IN DESERTO” a pennello, presente sul cartiglio

Inventario
Contini Bonacossi n. 27

Il profeta Giovanni battista è raffigurato trionfante sul suo carnefice Erode, re di Galilea. Il santo ha l’aspetto incolto dell’asceta e indossa sotto il manto una veste fatta di peli di cammello, mentre sorregge un cartiglio con il passo EGO VOX CLAMANTIS IN DESERTO (Io sono la voce di colui che grida nel deserto; Mt 3,3). Anche Erode, identificato dalla scritta HERODES apposta su un braccio, reca una pergamena con una lunga iscrizione: NON INSENSATI VITA ILLORUM EXTIMABAMUS INSANIAM ET FINEM ILLORUM SINE HONORE ECCE QUOMODO COMPUTATI SUNT INTER FILIOS DOMINI ET INTER SANCTOS SORS ILLORUM EST (Insensati noi stimavamo una pazzia la loro vita e ingloriosa la loro fine. Ecco come sono stati annoverati tra i figli del Signore e tra i santi è il loro destino; Sap 5, 4-5).

Intorno undici riquadri raccontano la vita di Giovanni. A sinistra è narrata la nascita e l’infanzia del santo, concepito prodigiosamente dagli anziani genitori Elisabetta e Zaccaria. Il lieto evento viene annunciato da un angelo a Zaccaria (1), dopo il concepimento Elisabetta riceve la visita di Maria (2), futura madre di Gesù. Dopo la nascita (3), Zaccaria, reso temporaneamente muto per avere dubitato della profezia dell’angelo, scrive il nome scelto per il figlio (4): IOHANNES EST NOMEN EIUS (Giovanni è il suo nome; Lc 1, 63). La sequenza si conclude con Giovanni bambino che si ritira in preghiera nel deserto (5). A destra in alto, il racconto continua con la predicazione di Giovanni nel deserto (6), il battesimo di Gesù (7), Salomè che, istigata dalla madre Erodiade, danza per il re Erode chiedendo in cambio la decapitazione di Giovanni (8), il martirio del santo (9) e si conclude con Salomè che porta alla madre la testa di Giovanni (10). In basso al centro, Cristo scende negli inferi per risorgere e liberare le anime di Giovanni e dei giusti (11).

La struttura compositiva, con l’effigie del santo al centro circondata dalle storie della sua vita, riprende un modello che si diffonde in Toscana nel XIII secolo, ormai poco usato alla fine del Trecento. La chiarezza narrativa e l’intelligibilità dei concetti teologici espressi sono gli obiettivi perseguiti da Giovanni del Biondo, pittore assai prolifico formatosi sotto l’influenza dei fratelli Andrea e Nardo di Cione, che si sofferma sulle ambientazioni e sui dettagli di costume per rendere agevole l’individuazione dei luoghi, dei personaggi e del loro ceto sociale.

La pala d’altare proviene dalla cappella Ginori nella chiesa di San Lorenzo a Firenze. Pervenuta fra il 1857 e il 1864 nella collezione Ferrari Corbelli a Firenze, dopo vari passaggi fu acquistata da Alessandro Contini Bonacossi nel 1934.