I nostri assistenti museali vi accompagnano dietro le quinte della magnifica Reggia dei Granduchi

Cucina Granducale

Uno dei primi interventi realizzati sotto il governo di Ferdinando l dei Medici – dopo aver definitivamente trasferito la residenza granducale a Palazzo Pitti – fu la costruzione delle nuove cucine, iniziate fin dal 1588, per liberare il cortile monumentale da queste funzioni di servizio.
Il nuovo corpo di fabbrica fu realizzato all’esterno della reggia e ad esso collegato da un breve ponte coperto alla quota del primo piano, così come appare nella lunetta che Giusto Utens dipinse allo scadere del ’500. I lavori furono conclusi nel 1599 nell’imminenza delle nozze di Maria dei Medici – figlia del defunto Granduca Francesco I – con il Re di Francia Enrico IV; il grande banchetto ebbe luogo a Palazzo Vecchio la sera del 5 ottobre dell’anno successivo, ma i festeggiamenti continuarono nei giorni seguenti anche nella reggia di Pitti. Oggi di quel nucleo originario sopravvive soltanto l’ambiente definito nei registri della contabilità dei lavori come “cucina comune”, luogo deputato alla preparazione del cibo per la corte granducale e gli ospiti del Palazzo.
Nelle piante disegnate nella seconda metà del Seicento dal guardarobiere di corte, Giacinto Maria Marmi, questo spazio era identificato come “cucina segreta”, nel senso letterale di riservata. Successivamente, in età lorenese, quando furono aggiunti nuovi forni e nuove cappe dipinte del color dell’aria in voga nel periodo, l’ambiente prese il nome di “cucina reale” .


Elemento di spicco della cucina è tuttora il magnifico camino con l’architrave formato da una piattabanda di conci obliqui realizzato intorno al 1598-1599 su probabile disegno di Bernardo Buontalenti. La struttura che termina in un elegante comignolo svettante sul tetto, è caratterizzata da una grandiosa cappa dipinta di rosso in felice contrappunto con le pareti chiare.
Lo spazio tra i forni e la cappa di uno dei camini lorenesi è rivestito da ambrogette decorate con motivi floreali probabilmente della manifattura Ginori. Per dare leggibilità all’insieme, le antiche piastrelle sono state pulite e restaurate, mentre quelle mancanti sono state integrate con altre di nuova fattura, riconoscibili dal fondo crema e realizzate imitando il disegno originale.


L’allestimento dell’ambiente, proposto in questa circostanza, comprende una serie di utensili da cucina – pentole, teglie e persino stampi da budino in rame di varie dimensioni, oltre a mortai con pestelli in legno e mestoli in ottone – tutti provenienti dalla Guardaroba di Pitti e ancora in uso dopo l’Unità d’Italia quando il Palazzo divenne la nuova reggia dei Savoia. Questi strumenti della cucina sono utili ad evocare l’atmosfera di un locale di servizio adeguatamente attrezzato e perfettamente funzionale alle esigenze della vita di corte. Le grandi giare di terracotta, in origine destinate a conservare il vino e l’olio, sono invece state rinvenute nelle volte del Palazzo, dov’erano utilizzate come elementi strutturali.

 

 

Appartamento del Re

Le sale disposte sul lato destro rispetto alla facciata del Palazzo sono note come “Appartamenti Reali”. Nella seconda metà del Seicento queste erano le stanze private del Gran Principe Ferdinando, figlio del Granduca Cosimo III. Egli aveva qui raccolto la sua impressionante collezione di capolavori dal Rinascimeno al Barocco.
Dopo la Restaurazione (1815) gli appartamenti furono allargati, completamente ridecorati e riallestiti secondo il gusto dei Granduchi Asburgo-Lorena, che subentrarono ai Medici dopo la loro estinzione (1737).
Quando Firenze divenne capitale Regno d’Italia da poco riunito (1865-1870), Palazzo Pitti fu scelto dal Re Vittorio Emanuele II di Savoia come nuova residenza reale.
Successivamente il figlio Umberto I e sua moglie Margherita aggiunsero alcuni mobili e suppellettili provenienti dal Palazzo Ducale di Parma.

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