La Vittoria

Vincenzo Consani (Lucca, 1818 – Firenze, 1887)
Data
1867
Collocazione
Sala di Giove
Tecnica
Marmo
Dimensioni
h. 250 cm
Bibliografia

A. Bertacchi, Di Vincenzo Consani scultore e di alcune sue opere. Lucca, 1874, pp. 5, 14; E. Ridolfi, Della vita e delle opere di Vincenzo Consani scultore: cenni del prof. Enrico Ridolfi letti nella R. Accademia lucchese il 31 marzo 1888. Lucca, 1888, pp.20-21; L .Bassignana, Vincenzo Consani: la bellezza permanente e senza data dell’antico. Artista, 2 ,1990, pp.166–79; F.Vossilla, in G. Capecchi, D. Heikamp, A. Fara, V. Saladino, Palazzo Pitti. La reggia rivelata, Catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, 7 dicembre 2003-31 maggio 2004), Firenze 2003, p.623

Iscrizioni

ISCRIZIONI: “CONSANI NEL 1867”

Inventario
Oggetti d’arte Pitti (1911), n. 1540, Depositi n. 75

Questa Vittoria è rappresentata tradizionalmente come una figura femminile seduta su una roccia, ma contrariamente alla consuetudine iconografica, è priva di ali: una soluzione che modernizza la versione antica di cui la Nike di Samotracia è il più celebre esempio. Oltre allo scudo, la dea presenta altri attributi che le sono propri: la spada riposta nel suo fodero ed intrecciata a una corona trionfale, composta di foglie di alloro, un sobrio mantello che partendo dalla vita la copre fino alle caviglie, lasciando intravedere i piedi, mentre i capelli sono raccolti in maniera elaborata.

Il gesto della Vittoria, impegnata a scrivere sullo scudo, è simbolico, ma allo stesso tempo attuale nel suo messaggio patriottico. Con quest’opera Consani, i cui esordi risalgono a circa trent’anni prima, omaggia gli sforzi profusi dal re Vittorio Emanuele II nell’unificazione d’Italia. Lo scultore, nel 1848 militante come volontario nel Battaglione Toscano e preso dall’entusiasmo per i successi conseguiti durante la seconda guerra d’indipendenza nel Lombardo Veneto (1859), lavorò quattro anni alla scultura (che sarebbe stata offerta in nome dei comuni toscani al sovrano) con l’appoggio di Paolo Sinibaldi, sindaco di Lucca. Ultimata nel 1867, l’opera fu posta fin da subito nella Sala di Giove, adibita in epoca medicea a sala del trono dove la statua tuttora dialoga con gli affreschi secenteschi eseguiti da Pietro da Cortona per Ferdinando II dei Medici.

Consani prende come modello di riferimento la statuaria greca classica, in particolare la Vittoria alata rinvenuta nel 1823 presso il tempio di Vespasiano e attualmente al Museo archeologico di Brescia. Lo scultore toscano presumibilmente ne vide l’illustrazione sulla rivista ‘Gazette des Beaux-Arts’. Nonostante l’opera di Consani fosse di fatto foriera di un messaggio pro-unificazione, l’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo ne ammirò l’esecuzione quando la vide esposta a Vienna nel 1873, in occasione dell’esposizione universale, e chiese di conoscerne l’autore.

Testo
Elena Marconi; Elisabetta Maistri