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Statua dell’imperatrice Elena

Autore
Arte romana
Data
300-350 d.C., rilavorata da un esemplare d’età antonina
Collezione
Collocazione
Corridoio di Levante
Tecnica
marmo pentelico
Dimensioni
alt. cm. 100 cm. (altezza)
Inventario
Inv. 1914, n. 171

L’opera, probabilmente di proprietà del Cardinale Ippolito d’Este, è forse da identificare con una delle due sculture femminili sedute, rinvenute alla metà del Cinquecento a Villa Adriana. Giunta a Firenze sul finire dello stesso secolo, questa statua fu dapprima posizionata nel Giardino di Boboli, mentre dal 1640 risulta agli Uffizi. Piccole integrazioni sono riscontrabili nel naso, nelle dita di mani e piedi e in alcune ciocche di capelli, mentre la testa, seppure riposizionata sul collo, appare comunque pertinente. Il tipo di figura femminile, caratterizzato in origine da un’acconciatura posticcia in gesso, tipica della tarda antichità, è stata riconosciuta come una rappresentazione dell’imperatrice Elena, madre di Costantino, celebrata dalle fonti per aver rinvenuto a Gerusalemme la reliquia della Vera Croce. La statua appare tuttavia frutto della rilavorazione di un’opera più antica, da identificare con un’effige di Lucilla, sorella dell’imperatore Commodo, databile forse verso il 166 d.C. e in seguito colpita da damnatio memoriae. Il marmo fiorentino, che trova un diretto parallelo in una statua oggi ai Musei Capitolini a Roma, testimonia del ruolo di primo piano che la donna ebbe negli anni di regno del figlio. Di umili origini, Elena fu solo la concubina dell’imperatore Costanzo Cloro, al quale, però, dette il suo unico figlio maschio. Convertitasi precocemente al Cristianesimo, fu forse l’ispiratrice e la principale sostenitrice della politica filo-cristiana tenuta dal figlio negli anni successivi alla battaglia di ponte Milvio (313 d.C.).

 

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