Marina del faro

Salvator Rosa (Napoli 1615 – Roma 1673)
Data
1641
Collocazione
Sala di Venere
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
234 x 395,5 cm
Inventario
1912 n.15

Insieme al suo pendant Marina del porto, il dipinto è fra le opere più note del pittore napoletano Salvator Rosa e quelle di più ampie dimensioni con i suoi quasi quattro metri di base. Le due tele furono fra le prime compiute a Firenze dall’artista, città in cui era stato chiamato ad operare dal principe Giovan Carlo de’ Medici nel 1640. Realizzate con tutta probabilità per onorare la nomina del committente a Generalissimo dei Mari di Spagna, le due grandi vedute ornavano in origine il salone principale a terreno del Casino degli Orti Oricellari in via della Scala, residenza che il principe aveva ricevuto in dono dal fratello granduca Ferdinando II. Giovan Carlo fu il più importante committente fiorentino di Salvator Rosa; egli lo retribuì mensilmente con otto scudi al mese più il pagamento dell’affitto di un appartamento in città fino al gennaio del 1648, ottenendone in cambio poco meno di una ventina di opere, descritte negli inventari delle sue residenze.

Per realizzare le due vedute il Rosa si recò per qualche giorno a Livorno, maggiore porto del Granducato, al fine di tratteggiare dal vero le navi che sostavano in rada e trarre ispirazione per la raffigurazione di personaggi ed episodi di vita marinara. Protagonisti del dipinto sono infatti i vascelli medicei su cui si muovono gli equipaggi e sulle cui alberature sventola una varietà di bandiere fra cui sono riconoscibili quelle dell’ordine cavalleresco di Santo Stefano, la cui istituzione si deve a Cosimo I de’ Medici, e che si caratterizzano per la croce rossa in campo bianco.

Il recente restauro permette di apprezzare il dispiegarsi della luce mattutina sul profilo della costa che circonda il tratto di mare della rada, un litorale caratterizzato da rilievi scoscesi e scogli rocciosi. Sulla banchina e sulle imbarcazioni si muovono vari personaggi intenti nelle loro mansioni marinaresche o occupati nei gesti della loro semplice quotidianità quale il mangiare attorno a un fuoco o muovere per forza di remi i barchini che si aggirano fra i velieri. Le figure umane sono tratteggiate con pennellate veloci e con la vivacità tipica della pittura bambocciante, un filone ben noto al Rosa che ne aveva conosciuti gli esiti durante il suo soggiorno romano.

Testo
Silvia Mascalchi