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Riposo durante la fuga in Egitto con San Francesco

Autore
Antonio Allegri, detto il Correggio (Correggio, c. 1489 –1534)
Data
1520 ca.
Collezione
Collocazione
Sala 71
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
120 x 105 cm
Inventario
Inv. 1890 n. 1455

Il Riposo durante la fuga in Egitto con San Francesco del Correggio venne commissionato nel 1520 circa da Francesco Munari per la cappella di famiglia dedicata all'Immacolata Concezione nella chiesa di San Francesco a Correggio. Per questa pala Correggio, uno dei più importanti pittori del Rinascimento della scuola di Parma, trasse ispirazione da un episodio miracoloso narrato dal Vangelo apocrifo dello pseudo Matteo: Maria si sedette per riposare sotto una palma da datteri e, attratta dai frutti, chiese a Giuseppe di raccoglierli. Giuseppe, considerando la difficoltà di raggiungerli per la loro grande altezza, le rispose che sarebbe stato meglio occuparsi di trovare dell’acqua per dissetarsi. Gesù allora comandò ai rami di abbassarsi per permettere la raccolta dei frutti e dalle radici della pianta sgorgò dell’acqua limpida. Correggio ha fissato sulla tela il momento in cui Giuseppe porge i frutti a Gesù Bambino. La dimensione intima del racconto si traduce in pittura nella serenità degli affetti che legano il gruppo familiare, intento in attività quotidiane, immerso in rigogliose ambientazioni naturali (qui l’ombra accogliente della palma e del bosco di querce). La pittura del Correggio fonde la varietà delle espressioni degli affetti e le sfumate atmosfere di Leonardo, di cui conosceva le opere milanesi, e l’armonia classica di Raffaello, studiato a Roma, in una naturalezza avvolgente e colloquiale. Gesù Bambino, in piedi sulle ginocchia della Madre tende la mano verso i frutti, ma il suo sguardo è rivolto verso chi guarda. La Vergine, mediatrice universale, è seduta sotto la palma e guarda a sinistra verso San Francesco, rendendolo parte della scena familiare, nonostante esso sia cronologicamente estraneo al racconto. La sua presenza è giustificata sia dal nome del committente, Francesco Munari, sia dall’intestazione della chiesa, appartenente all’Ordine Francescano. Questa scelta iconografica per una pala d’altare non è frequente e può apparire scollegata dalla titolazione della Cappella che l’accoglieva, dedicata all'Immacolata Concezione. In realtà attraverso il significato simbolico della palma, raffigurata al centro della scena, (almeno fino al Seicento, l’opera era nota con il titolo di “Madonna della palma”) il “Riposo” è strettamente legato a quel tema. La palma era ritenuta un simbolo associato alla Vergine Maria in virtù di un passo del Cantico dei Cantici (7, 8) che così recita: “la tua statura rassomiglia ad una palma e i tuoi seni ai grappoli”. Era anche l'emblema di martirio e gloria, riferibili a Gesù, la palma affonda le sue radici nell'acqua purissima, non secca e offre riparo: è simbolo della vita perenne, della verginità, della maternità, e dunque dell’Immacolata Concezione di Maria. L’opera, che era stata venduta dai frati nel 1638 al duca Francesco I d’Este su sua richiesta, fu ceduta poco dopo al granduca Ferdinando II de’ Medici in cambio del Sacrificio di Isacco di Andrea del Sarto (oggi a Dresda). La pala entrò subito nell’arredo della Tribuna degli Uffizi, inserita fra i capolavori delle collezioni medicee.