Pothos

Arte romana
Data
I secolo d.C.
Collezione
Collocazione
Terzo Corridoio (A24)
Tecnica
Marmo pentelico
Dimensioni
179,5 cm (altezza)
Bibliografia

A. Romualdi (a cura di), Studi e restauri. I marmi antichi della Galleria degli Uffizi, II, Firenze, Polistampa, 2007 (con contributi di F. Paolucci, Fortuna e vicende collezionistiche delle tre repliche del Pothos di Skopas conservate a Firenze, pp. 24-51; M. Ricci, Statua raffigurante il Pothos Inv. 1914, n.261. Il restauro, pp. 58-61) e bibliografia precedente.

Inventario
1914 n. 261

La statua è stata identificata con l’opera descritta una prima volta dall’erudito romano Ulisse Aldovrandi, che nel Cinquecento la ammirò sul Quirinale, all’interno del giardino del Cardinale Aldo Pio Carpi: il riconoscimento è garantito dal fatto che la scultura conservava ancora la sua testa originale, mentre risultavano mancanti unicamente le braccia e il piede sinistro – le stesse che appaiono di integrazione proprio in questa copia del Pothos della Galleria. Alla morte del Cardinale Carpi, l’opera fu venduta e dovette forse passare dalle mani di differenti antiquari e collezionisti, prima di essere acquistata dal giovane Ferdinando de’ Medici, probabilmente nel 1584. Come nel caso del secondo Pothos degli Uffizi, anche questo fu inizialmente identificato come un “Apollo con cigno”, prima di essere riconosciuto, agli inizi del Novecento, come una copia romana di un Pothos, il dio dello struggimento amoroso, riconducibile a un realizzazione originale del grande Skopas di Paros.

Testo
Fabrizio Paolucci