Icona Natività della Madre di Dio

Russia centrale
Data
1730-1740 circa
Tecnica
tempera su tavola
Dimensioni
31 x 26,5 cm
Inventario
1890 n. 6173

L’icona illustra piuttosto dettagliatamente la storia del concepimento e della nascita di Maria. Gli episodi si dispongono, partendo dall’alto, intorno e dentro un’articolata architettura rosa, chiusa sul fondo da una parete composta da minuti blocchi di pietra. Su tutta la composizione domina la figura di Dio padre, a esplicitare la sacralità della vicenda, manifestazione della volontà divina.

Nel registro superiore sono ritratti Gioacchino e Anna, anziani e senza figli, in atto di pregare affinché venga concessa loro la grazia di un figlio. Al centro la coppia si abbraccia e si bacia, convenzionale rappresentazione del miracoloso concepimento. La rara scena della concezione di Maria è comunque raffigurata più esplicitamente nella scena a destra, dove Anna è distesa nel talamo nuziale al quale si accosta Gioacchino.

La scena di maggiori dimensioni è riservata alla nascita di Maria, la quale, in primo piano in braccio alla levatrice, sta per ricevere il bagno. Sul letto giace la puerpera Anna, visitata da alcune donne che le recano doni. La narrazione si chiude con l’ultima scena, in basso a destra, che illustra la tenerezza di Gioacchino e Anna nei confronti di Maria, verso la quale si china la madre affettuosa.

L’icona, impiegata nella devozione domestica, fu eseguita forse come auspicio per il concepimento di figli o in occasione della nascita di un figlio molto desiderato. L’elevato numero degli episodi illustrati, derivati da antichi cicli monumentali di area bizantina, caratterizza la pittura di icone in Russia a partire dal XVII secolo. La complessa architettura, che rispecchia l’articolata narrazione, rimanda alla produzione di icone dei maestri dei laboratori del Palazzo dell’Armeria al Cremlino a Mosca, dei quali l’autore dell’icona degli Uffizi imita, in forma più povera e semplificata, la tecnica di rendere l’effetto della luce sulle vesti con polvere d’oro.

Testo
Daniela Parenti