Menelao e Patroclo (o Aiace e Achille)

Arte romana
Data
Da originale greco di Ignoto del III secolo a.C.
Collocazione
Cortile d'Aiace - Tesoro dei Granduchi
Tecnica
Gesso
Dimensioni
268 cm (altezza x larghezza)
Bibliografia

G. Capecchi , L’altro Aiace: tempi e modi di un restauro (1788-1836), in Palazzo Pitti. La reggia rivelata, Giunti Editore S.p.A., Firenze-Milano 2003, pp. 70-83.

D. Grassinger, Die Achill-Penthesilea-Gruppe sowie die Pasquino-Gruppe und ihre Rezeption in der Kaiserzeit, in Gedenkschrift für Andreas Linfert: hellenistische Gruppen, Mainz 1999, pp. 323-330

R. Wünsche, Pasquino, Münchner Jahrbuch der bildenden Kunst, 41 (1991), pp. 7-38

Inventario
Oggetti d'arte Pitti (1911) n. 601

Il gruppo, copia di un celebre prototipo bronzeo del III secolo a.C. noto da numerose repliche di età romana, fu rinvenuto nel XVI secolo nell’area del Mausoleo di Augusto a Roma. Donata a Cosimo I de’ Medici, la scultura giunse a Firenze insieme ad una seconda copia del gruppo, oggi conservata sotto la Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria.

La scultura di Palazzo Pitti (collocata nella Sala delle Nicchie probabilmente già nel 1576), nonostante le numerose integrazioni seicentesche, presenta un interesse forse maggiore del gruppo di Piazza della Signoria, poiché è una delle rare repliche di questo tipo a conservare la testa originale di Menelao. Inoltre, il suo rinvenimento all’interno del mausoleo augusteo, lascia presupporre un’originaria importante sistemazione pubblica di quest’opera.

Il gruppo fu sottoposto ad una meticolosa (e costosa) opera di restauro che si concluse prima del dicembre 1836. L’anno successivo 1837 la statua fu posta nel “Cortile dell’Aiace”, ambiente così rinominato proprio per la presenza della scultura. Sul finire del XVIII secolo Francesco Cancellieri ed Ennio Quirino Visconti proposero una nuova interpretazione del gruppo: “Menelao che sorregge il corpo di Patroclo”. La novità fu immediatamente recepita da Luigi Lanzi nei suoi taccuini. Una recente rilettura iconografica del gruppo, oggi noto da tredici repliche in tutto, sembra rendere però assai più plausibile l’ipotesi che ad essere raffigurato sia Aiace con il corpo di Achille.

Testo
Federica Calabrese