Madonna in trono col Bambino, i santi Giovanni Battista e Girolamo, angeli e due fanciulli della famiglia Pazzi
Madonna in trono col Bambino, i santi Giovanni Battista e Girolamo, angeli e due fanciulli della famiglia Pazzi
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Madonna in trono col Bambino, i santi Giovanni Battista e Girolamo, angeli e due fanciulli della famiglia Pazzi

Autore
Andrea del Castagno (Castagno di San Godenzo, Firenze 1421 circa - Firenze 1475)
Data
1449-1450 circa
Collezione
Collocazione
Contini Bonacossi
Tecnica
Affresco staccato
Dimensioni
290 x 212 cm
Inventario
Inventario Contini Bonacossi n. 2

Dall’alto due angeli, raffigurati in arditissimo scorcio, sorreggono il drappo d’onore alle spalle di Maria, seduta in trono col Figlio. Maria sorregge Gesù Bambino, la cui nudità sottintende l’importanza dell’incarnazione del Figlio di Dio per la salvezza dell’umanità. Tale messaggio è rafforzato dal gesto di San Giovanni Battista, a sinistra, che indica il Salvatore. A Gesù volge lo sguardo San Gerolamo, a destra, padre della Chiesa qui raffigurato come penitente ed eremita, mentre si batte il petto con una pietra. Tiene fra le dita il circulum precatorium, una filza di grani impiegata per la preghiera.

È incerta l’identità dei due bambini che offrono alla Madonna e a Gesù un vaso con fiori e una corona di rose. Sono verosimilmente membri della famiglia Pazzi, casata fiorentina a cui apparteneva il castello del Trebbio a Pontassieve (Firenze), da cui proviene l’affresco. La bimba a destra è solitamente identificata con Oretta Pazzi, nata nel 1437, mentre nel fanciullo a sinistra è stato alternativamente riconosciuto il gemello Niccolò, morto in fasce, oppure il fratello minore Renato, nato nel 1442. Il bimbo reca un collare con un pendente in forma di vela, impresa allusiva alla fortuna concessa ai Pazzi dal re francese Renato d’Angiò nel 1442.

I marmi policromi del pavimento, il tappeto che copre i gradini e lo scorcio con cui sono raffigurati i due angeli in volo evidenziano la maestria raggiunta da Andrea del Castagno nell’uso della prospettiva, mentre la forza plastica delle figure sottintende l’attenzione per la scultura di Donatello. I motivi ornamentali delle stoffe e del pavimento, quasi soverchiano le figure e conferiscono grande fasto e ricchezza alla composizione, consona alla destinazione privata. La pittura murale ornava la cappella del castello dei Pazzi.

L’affresco fu staccato nel 1897 con la supervisione dell’antiquario Stefano Bardini e acquistato da Alessandro Contini Bonacossi nel 1930.