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Il Grande Calvario

Jan Brueghel il Vecchio, detto dei Velluti (Bruxelles 1568 – Anversa 1625)

Data
1604
Collezione
Pittura
Collocazione
D18
Tecnica
Olio su tavola
Dimensioni
62 x 42 cm
Inventario
1890 n. 1083
Iscrizioni
AD INVENTOR 1505 / BRVEGHEL FECIT 1604

Il Grande Calvario di Jan Brueghel giunge probabilmente a Firenze nel 1608 come dono di nozze di Maria Anna di Baviera alla figlia Maria Maddalena, sposa di Cosimo II de’Medici. Insieme con un’altra tavola raffigurante L’arrivo di Cristo a Gerusalemme formava un dittico destinato alla devozione privata dei granduchi.

Verosimilmente prima dell'arrivo a Firenze sul retro della questa seconda tavola è stato incollato un grande disegno monocromo di Albrecht Dürer del 1505, al quale Brueghel si era fedelmente attenuto nel realizzare la sua opera, come testimoniato dalla firma nell’angolo sinistro: «AD INVENTOR 1505 / BRVEGHEL FECIT 1604». Le due opere così assemblate sono oggi conservate nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi.

Quando Albrecht Dürer nel 1520 raggiunge i Paesi Bassi porta con sé, insieme a numerose altre opere, anche questo disegno, destinato a esercitare un influsso notevole sull’arte fiamminga, stimolando l’opera di numerosi artisti che per oltre un secolo hanno copiato o si sono liberamente ispirati alla composizione del maestro tedesco.

Il culmine narrativo e drammatico della scena è rappresentato dal Cristo crocifisso tra i due ladroni alle porte della città di Gerusalemme, mentre in primo piano e sullo sfondo si dispiegano in modo quasi frenetico alcuni tra i principali episodi della Passione.

Seguendo l’ordine cronologico degli eventi, vediamo in basso a sinistra Cristo, seduto in attesa della croce, con ai suoi piedi alcuni soldati litigiosi che litigano contendendosi a dadi le sue vesti. A destra si svolge poi l’episodio della flagellazione, mentre il teschio accanto al cane che divora un osso rimanda alla tradizione secondo cui il legno della croce fu tratto dall'albero cresciuto sulla tomba di Adamo. Il monte dove Gesù venne crocifisso - il Golgota, “luogo del cranio” in aramaico - fu infatti destinato alla sepoltura del primo uomo, responsabile del peccato originale emendato proprio dal sacrificio di Cristo.

L’azione si sposta poi in alto, dove un corteo animato accompagna Cristo nella salita al Calvario, mentre sullo sfondo Gerusalemme, ispirata alle coeve città nordiche, domina un paesaggio dai tratti drammatici.

Tra le figure che circondano Gesù, piegato sotto il peso del legno, si riconosce la Veronica che gli porge il velo che rimarrà impregnato del sangue divino.

In basso la Vergine, consumata dal dolore, è sostenuta da Giovanni e dalle altre due Marie. A sinistra i due ladroni attendono l'esecuzione della loro pena, mentre che il sommo sacerdote Anna consegna la lancia con la spugna a un uomo che porta un secchio di aceto: sono gli “Arma Christi”, alcuni tra gli strumenti usati per la Crocifissione. A destra delle Marie, Ponzio Pilato a cavallo consegna ad un soldato il rotolo da apporre in cima alla croce, che identificava Cristo come “Re dei Giudei”.

Al centro della composizione è infine raffigurata la Crocifissione: Cristo è appeso alla croce accanto al ladro malvagio, che pare già spirato, mentre un gruppo di uomini solleva il ladro destinato a redimersi in punto di morte.

Le tre figure a sinistra che assistono in disparte alla scena sono probabilmente da identificarsi con i discepoli presenti il Giovedì Santo nell’Orto degli ulivi: Pietro, Giacomo e Giovanni.

Se la raffigurazione del Grande Calvario è caratterizzata da una grande quantità di episodi e personaggi, il prodromo narrativo dell’Arrivo di Cristo a Gerusalemme, dipinto sull’altra tavola che componeva il dittico, presenta invece un’atmosfera rarefatta. Natura e paesaggio si fanno protagonisti e si caratterizzano per alcuni elementi che gli osservatori coevi più attenti avrebbero potuto riconoscere: nella città fluviale di sfondo sembrano infatti rappresentati il Karlsbrucke e la Teynkirche di Praga.

Bibliografia

Peter van den Brink, Der große Kalvarienberg, in "Dürer war hier: Eine Reise wird Legende", a cura di Jaco Rutgers, pp. 477-495

Dietrofront. Il lato nascosto delle collezioni, a cura di Giovanna Giusti, pp. 58-61

Testo di
Tilia Tjantelé
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