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Il concerto

Autore
Tiziano (Pieve di Cadore 1488/90 – Venezia 1576)
Data
1510-11
Collocazione
Sala di Venere
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
86,5 x 123,5 cm
Inventario
Inventario Palatina n.185

I tre protagonisti di questa celeberrima composizione, riuniti a ‘far musica’, ripropongono il tema presente anche in una celebre opera di Giorgione che reca il doppio titolo: “Lezione di canto” e “Le tre età dell’uomo”. Sulla destra un suonatore di viola da gamba si avvicina al suonatore di spinetta raffigurato al centro che, sentendo il contatto della mano del compagno sulle spalle, rivolge la testa verso di lui. Sulla sinistra un giovane cantante con il cappello piumato rivolge lo sguardo verso lo spettatore. Dipinti raffiguranti musicisti impegnati in un concerto sono molto diffusi nelle corti dell’Italia settentrionale tra fine Quattro e inizi Cinquecento e appaiono densi di significati simbolici legati agli ambienti colti come quelli dei committenti di Giorgione e del primo Tiziano.

Con l’attribuzione a Giorgione, che conserverà fino al secolo XX, la tela perviene a Palazzo Pitti nelle collezioni del cardinal Leopoldo de’ Medici nel 1654. Dopo la morte di Leopoldo (1675) è esposta nella Tribuna degli Uffizi, e dal 1697 è riportata a Pitti nell’appartamento del Gran Principe Ferdinando. Comincia in quel momento la curiosa definizione dell’opera come “Lutero, Calvino e la Monaca” in conseguenza dell’interpretazione dei tre personaggi equivocati nel tempo per l’alterazione dei colori delle vesti e per i cambiamenti nella moda: il suonatore di spinetta al centro era ritenuto un ‘frate agostiniano’, prima di essere identificato con Lutero; l’ecclesiastico con la viola di conseguenza diventa Calvino; il costume cinquecentesco del giovane col cappello piumato viene scambiato per un abito femminile, e quindi il personaggio viene indicato come la ex-monaca Caterina von Bore, dal 1525 moglie di Lutero. Il restauro ha recuperato non solo le dimensioni originali della tela che era stata ampliata per adattarla alla cornice secentesca, ma anche il color blu scuro della zimarra bordata di pelliccia del personaggio al centro, evidentemente un abbigliamento laico, permettendo anche di confermare la piena autografia del giovinetto, a volte creduto un’aggiunta posteriore.

Dopo il primo riferimento del dipinto a Tiziano alla fine del XIX secolo e nonostante il permanere dell’attribuzione alternativa a Giorgione, il riconoscimento dell’opera a Tiziano ha in seguito prevalso. I contributi più recenti sono concordi nella conclusione che si tratti di un dipinto giovanile del Cadorino, ancora strettamente legato ai modelli di Giorgione, databile intorno al 1510-11. E’ stata avanzata anche l’ipotesi che gli straordinari ritratti del suonatore di spinetta, dell’ecclesiastico suonatore di viola, e del giovinetto, costituiscano un “ritratto di gruppo” e potrebbero raffigurare personaggi famosi in cui si è proposto di riconoscere il musicista fiammingo Philippe Verdelot e il suo allievo Obrecht, entrambi presenti a Venezia, e ricordati dal Vasari come raffigurati in un dipinto perduto di Sebastiano del Piombo.