San Girolamo in meditazione

Benvenuto Tisi, detto il Garofalo (Canaro, Rovigo 1476/1481 - Ferrara 1559)
Data
1520-30
Collezione
Collocazione
Sala della pittura emiliana del Cinquecento
Tecnica
Olio su tavola
Dimensioni
40,5 x 27 cm
Bibliografia

A. Neppi, Il Garofalo, Benvenuto Tisi, Milano 1959; A. M. Fioravanti Baraldi, Il Garofalo. Benvenuto Tisi pittore (c. 1476-1559). Catalogo generale, Rimini 1993; A. Pattanaro, ad vocem “Garofalo”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 95 (2019), con bibliografia precedente. https://www.treccani.it/enciclopedia/tisi-benvenuto-detto-garofalo_%28Dizionario-Biografico%29

Inventario
1890 n. 6253

In un luminoso paesaggio permeato da un’atmosfera di sottile malinconia, Girolamo è presentato come eremita dallo sguardo duro, che mostra tutta la fatica della penitenza. Seduto sulla nuda roccia, in riferimento al periodo di eremitaggio nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo, il Santo è accompagnato dagli attributi che la tradizione iconografica gli assegna: il cappello cardinalizio, il leone, visibile al margine sinistro del dipinto, e il libro aperto, a indicare il lungo studio che l’avrebbe condotto alla traduzione della Bibbia dall'antica versione greca ed ebraica alla “Vulgata” in latino.

La slanciata e sinuosa figura dell’albero sulla sinistra richiama una natura benigna che offre riparo al leone e possibilità di vita all’edera. Il suo legno inoltre è simbolo della croce di Cristo: sotto le fronde si snoda la diagonale che congiunge e lega gli sguardi di San Girolamo e del leone, passando per il nudo teschio bianco, rimando simbolico alla fragilità dell’esistenza umana. Equilibrio e armonia del creato trovano così una ricomposizione ai piedi dell’albero-croce. Attribuita a Garofalo solo a metà Novecento, la tavola trova termini di confronto in altri due dipinti dell’artista che raffigurano lo stesso soggetto: uno conservato in Collezione Kress [New Orleans, Isaac Delgado Museum of Art, Kress collection, K. 1111] e il più noto San Girolamo della Gemäldegalerie di Berlino [Staatliche Museen zu Berlin,Gemäldegalerie, inv. 243].

Testo
Francesca Passerini