Madonna con bambino in trono tra San Martino di Tours e Santa Dorotea (o Rosalia)

Benvenuto Tisi, detto il Garofalo (Canaro, Rovigo 1476/1481 - Ferrara 1559)
Data
1505-06
Collezione
Collocazione
Sala della pittura emiliana del Cinquecento
Tecnica
Olio su tavola
Dimensioni
187 x 162 cm
Bibliografia

A. M. Fioravanti Baraldi, Il Garofalo. Benvenuto Tisi pittore (c. 1476-1559). Catalogo generale, Rimini 1993; Garofalo. Pittore della Ferrara Estense, a cura di T. Kustodieva, M. Lucco, con la collaborazione di M. Danieli, catalogo della mostra (Ferrara, Castello Estense, 5 aprile-6 luglio 2008), mostra di Ermitage Italia, Milano 2008, pp. 146-147 n. 6; A. Pattanaro, ad vocem “Garofalo”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 95 (2019), con bibliografia precedente. https://www.treccani.it/enciclopedia/tisi-benvenuto-detto-garofalo_%28Dizionario-Biografico%29

Inventario
Depositi n. 6

Realizzata da Garofalo negli anni della giovinezza per la chiesa parrocchiale di San Martino di Codigoro (Ferrara), la grande pala vede al centro la figura della Vergine, assisa su un maestoso trono collocato all’interno di un paesaggio bucolico. Maria è intenta a sorreggere sulle gambe Gesù bambino benedicente, la cui posa richiama quella speculare dell’Adamo dipinto a grisaille nel cammeo alla base del trono, raffigurante la creazione dell’uomo a opera di Dio Padre. Il legame teologico che si stabilisce tra i due è immediato: Gesù, attraverso il sacrificio della propria vita, redime l’umanità dal peccato diventando il “nuovo Adamo”.

La scena è completata, ai lati del trono, da due eleganti figure: a sinistra compare San Martino, nobile cavaliere della guardia imperiale romana, in procinto di dividere il mantello con un povero prostrato ai suoi piedi; a destra, invece, è raffigurata una santa diversamente identificata come Dorotea o Rosalia, accompagnata da un piccolo cesto di rose, che le coronano anche il capo.

Le date e le circostanze della committenza al Garofalo non sono note, ma la critica è concorde nel riconoscere nell’impianto generale del dipinto una piena adesione al classicismo di area centroitaliana, caratterizzato da ritmi distesi e sereni.

In particolare, il calibrato equilibrio formale della pala e i toni cortesi, pervasi di un’aggraziata dolcezza, manifestano la conoscenza da parte del Garofalo della pittura di Lorenzo Costa, ultimo esponente della grande pittura ferrarese del tardo ‘400 attivo ancora ai primi del ‘500 a Ferrara, Bologna e Mantova. Il ritmo lento, quasi dilatato dell’atmosfera sono accostabili ai modi del Perugino e alle sperimentazioni del giovane Raffaello, mentre in alcuni brani come la piccola scena in lontananza e la balaustra che divide il mondo sacro da quello profano sono ravvisabili i primi apporti della pittura di Giorgione (Pala di Castelfranco).

L’opera è entrata nella collezione degli Uffizi nel 1921, in seguito all’acquisto dal Comune di Codigoro.

Testo
Francesca Passerini