Adorazione dei pastori

Benvenuto Tisi, detto il Garofalo (Canaro, Rovigo 1476/1481 - Ferrara 1559)
Data
1530-50
Collezione
Collocazione
Sala della pittura emiliana del Cinquecento
Tecnica
Olio su tavola
Dimensioni
37 x 47 cm
Bibliografia

A. M. Fioravanti Baraldi, Il Garofalo. Benvenuto Tisi pittore (c. 1476-1559). Catalogo generale, Rimini 1993; A. Pattanaro, ad vocem “Garofalo”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 95 (2019), con bibliografia precedente. https://www.treccani.it/enciclopedia/tisi-benvenuto-detto-garofalo_%28Dizionario-Biografico%29

Inventario
San Marco e Cenacoli n. 82

La scena si svolge all’interno di un ambiente semichiuso che, sullo sfondo, grazie a una porta e a due finestre, lascia intravedere il paesaggio circostante.

Poco più avanti, una scala sale dal basso verso l’alto: a questo elemento l’artista non attribuisce solo una funzione strutturale, di quinta scenica, ma anche un significato simbolico. Collegando le figure di Maria e Giuseppe al cielo, infatti, la scala aiuta lo sguardo di chi osserva a compiere un movimento ascendente e a mettere in relazione gli eventi terreni con la volontà divina.

Il nucleo tematico centrale del dipinto è l’adorazione dei pastori.

In primo piano tre uomini vestiti dimessamente e con i volti segnati dalla fatica sono in contemplazione del bambino, adagiato su un candido tessuto sopra al fieno. La tenera innocenza del neonato, intento a succhiarsi una manina, fa da contraltare alla ruvida e rugosa apparenza dei pastori, che tuttavia sono assorti in una sincera e commossa adorazione.

Maria e Giuseppe assistono con semplicità e partecipazione all’arrivo inaspettato di questi uomini, considerati gli ultimi dalla società giudaica dell’epoca, eppure partecipi del divino evento.

Un’atmosfera soffusa, intessuta da un cromatismo caldo e morbido memore della pittura di Tiziano, pervade l’avvenimento. La luce si irradia, delicata, da Gesù appena nato e dall’aggraziato coro di angeli che, come una miniatura, appare nei cieli per glorificare il Salvatore.

La tavola sembra riconducibile alla maturità di Garofalo. In effetti, diversamente da opere di soggetto analogo ascrivibili ad anni più giovanili, è connotato da una cromia scura e risente dell’incontro con l’arte di Giulio Romano, avvisabile soprattutto nell’impianto spaziale.

Testo
Francesca Passerini