Ercole e Cerbero

Arte romana 
Data
prima metà del II secolo d.C.
Collocazione
Cortile di Palazzo Pitti
Tecnica
Marmo di Carrara
Dimensioni
236 cm (altezza)
Inventario
Inv. OdA 1911 n. 605

L'opera si presenta attualmente nella forma ricreata dallo scultore Giovansimone Cioli, che ha saputo riconoscere nel vigoroso modellato di una figura mutila, giunta a Firenze nel 1564 e consistente nel solo torso e nella parte superiore delle gambe, una rappresentazione di Ercole. Il restauro del Cioli ha così interpretato correttamente l'impostazione anatomica e ricostruito la posizione delle braccia e della testa dell’eroe in modo assai vicino al modello antico. Il frammento superstite è infatti identificabile con certezza in una replica del cosiddetto Ercole tipo “Lenbach” - dal nome del collezionista che alla fine dell'Ottocento ha donato alla Glyptothek di Monaco una replica della sola testa -, un campione statuario elaborato alla fine del IV sec. a.C. e noto da un quantitativo di repliche che ne testimoniano la grande fortuna nella Roma di età imperiale. La peculiare definizione anatomica, con le masse muscolari ben scandite, porta a datare la replica fiorentina alla prima metà del II sec. d.C. La necessità di dotare l'imponente mole della figura di un elemento di sostegno ha inoltre consentito allo scultore-restauratore di aggiungere un elemento non ricostruibile dall'interpretazione del frammento antico, ovvero la figura di Cerbero, il terribile cane dalle molte teste che secondo il mito sorvegliava l'ingresso degli inferi: anche se dovuta all'arbitrio del Cioli, la presenza di questo elemento trova una motivazione nella vicenda stessa di Ercole, poiché la cattura di Cerbero è ricordata dalle antiche fonti tra le sue celebri dodici fatiche. Rispetto alle altre immagini di Ercole presenti nel cortile di Palazzo Pitti e qui posizionate già dal XVI secolo dal granduca Cosimo I, la scultura ha raggiunto la sua attuale collocazione molto più tardi, entro la metà del XVIII secolo, dopo precedenti allestimenti nella Sala delle nicchie di Palazzo Pitti, nel Giardino di Boboli e nella Galleria degli Uffizi.

 

Testo
Alessandro Muscillo