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Cappella

Tra i cosiddetti Appartamenti Imperiali e Reali, la Cappella reca la traccia più evidente della storia medicea del palazzo. Il Gran Principe Ferdinando de’ Medici, che qui aveva vissuto fino al 1713, aveva destinato questo spazio ad alcova, ovvero una camera da letto ufficiale pensata per ricevere un numero ristretto di persone, laddove la vera camera per dormire si situava due porte più avanti. Nel vano del letto esiste ancora la porta che conduce, attraverso una scala a chiocciola, alla piccola biblioteca, chiusa da pannelli e cornici lignee decorate a motivi vegetali, opera dell’intarsiatore francese Riccardo Lebrun. L’ambiente ha una predominante veste tardobarocca, esaltata dal parato in damasco di seta rosso cremisi che, sebbene risalente alla metà dell’Ottocento, riprende nel disegno motivi in uso nel secolo precedente, instaurando un armonioso dialogo con le articolate decorazioni in stucco bianco e oro, eseguite tra il 1685 e il 1687 su disegno di Giovan Battista Foggini, con cartigli e motti allusivi a Ferdinando e alla sua sposa Violante di Baviera.

L’alcova venne trasformata in cappella con l’avvento dei Granduchi di Lorena. Oggi l’ambiente propone opere sacre e oggetti di altissimo artigianato combinati insieme, come nel caso della Madonna con Bambino di Carlo Dolci, eseguita nel 1675 per Vittoria della Rovere, vedova di Ferdinando II de’ Medici, nella sua sontuosa cornice in pietre dure, eseguita su probabile disegno del Foggini in occasione delle nozze del principe Gian Gastone nel 1697. Altri dipinti devozionali qui esposti sono i due tondi di scuola del Botticelli e una copia seicentesca della Vergine delle Rocce di Leonardo, notevole soprattutto per la cornice barocca.

In periodo sabaudo, con l’intento di fondere con maggiore continuità la sequenza di ambienti di rappresentanza, vennero introdotti arredi più recenti, ovvero il tavolo, la specchiera, i vasi e l’orologio, che smorzarono gli echi medicei e gli accenti probabilmente ritenuti troppo severi del luogo.

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