Cai, Exploding Cai
Cai, Exploding Cai

Exploding Cai

Cai Guo Qiang (Quanzhou, 1957)
Data
2018
Collezione
Tecnica
Polvere da sparo su tela
Dimensioni
90x120 cm.
Inventario
Inv. 1890 n. 10747

Cai Guo-Qiang è uno dei più celebrati artisti cinesi contemporanei ed è noto per le spettacolari performance con i fuochi d’artificio realizzate in tutto il mondo, come per l’uso, del tutto non convenzionale, della polvere da sparo come medium pittorico per le sue composizioni. Questa scelta da un lato enfatizza le origini dell’artista (come è risaputo, gli spettacoli pirotecnici nascono in Cina), ma al tempo stesso, segna un elemento di rottura con la cultura orientale, molto impostata e controllata, in quanto il fuoco, e l’energia che esso sprigiona, sono elementi naturali difficilmente prevedibili nei loro effetti.

L’autoritratto è un genere pittorico che torna ripetutamente nella produzione di Cai Guo Qiang, perché in stretta sintonia con il suo concepire l’arte come continua sfida e avventura, e l’artista come una sorta di sciamano che libera e cerca di dominare energie invisibili. In questo Autoritratto, Cai si rappresenta in maniera molto classica, con il volto in posa frontale e gli strumenti del mestiere (non il pennello e la tavolozza, ma l’innesco e l’esplosione di un piccolo fuoco d’artificio), in alto a sinistra. A seguito dell’innesco, la polvere da sparo si deposita sul supporto in tela del dipinto seguendo la traccia di una sagoma ritagliata su carta glassina. La polvere da sparo nera qui usata provoca a differenza di quella colorata un’esplosione più rapida e concentrata, permettendo di ottenere un segno più definito e di effetto più grafico.

L’opera è stato donato alle Gallerie degli Uffizi dal collezionista cinese Silas Chou in occasione della mostra “Flora Commedia” del 2018-19, parte del progetto “Viaggio di un individuo attraverso la Storia dell’Arte Occidentale”, con il quale l’artista, fra 2017 e 2019, ha inteso dialogare, in importanti istituzioni museali europee, con i diversi aspetti della storia dell’arte in essi rappresentati.

 

Testo
Francesca Sborgi