Ritratto di Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino

Federico Barocci (Urbino 1528/1535 – 30 settembre 1612)
Data
1572
Collezione
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
113 x 93 cm
Inventario
1890 n.1438

Il giovane effigiato è l’ultimo duca di Urbino Francesco Maria II della Rovere (1549- 1631), figlio di Guidobaldo II, al quale successe nel 1574, e nipote di Francesco Maria I, che già era stato ritratto da Tiziano nel 1538. Proprio a questo modello, che poté studiare nelle raccolte del Palazzo Ducale, Barocci si ispirò per articolare la posa orgogliosa del protagonista, collocato di tre quarti sul fondale scurissimo, così da enfatizzare gli spettacolari effetti di luce dell’armatura da parata, un raffinato lavoro eseguito da rinomate botteghe di armaioli italiani. Il giovane ha la mano destra sul fianco, mentre la sinistra poggia sull’elmo piumato; il corredo è infine completato dalla ‘manopola’, rivestimento metallico per proteggere mano e braccio, e dallo scudo. Alla definizione precisissima di ogni dettaglio decorativo corrisponde la spiccata indagine psicologica del protagonista, sul cui volto il pittore ha fissato magistralmente la consapevolezza del ruolo, l’ambizione e il desiderio di gloria, oltre che il vivace piglio intellettuale trasmesso dallo sguardo scintillante e profondo. La luce, proveniente da sinistra, esalta le tenere gradazioni rosee dell’incarnato che sfumano dolcemente nell’ombra, a contrasto con la vistosa macchia di rosso della fusciacca. Il ritratto fu commissionato dal duca Guidobaldo per celebrare le virtù militari del figlio, distintosi nel corso della Battaglia di Lepanto, conflitto svoltosi nell’ottobre del 1571 tra la Lega Santa (la confederazione di stati europei riuniti sotto le insegne del papato) e l’esercito ottomano. L’opera segnò l’avvio di un fortunato rapporto, anche affettivo, che unì il pittore al duca di Urbino. Essa entrò a far parte delle collezioni medicee insieme all’intera collezione Della Rovere, ereditata da Vittoria andata in sposa a Ferdinando II de’ Medici. Il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi conserva l’unico disegno preparatorio superstite, lo studio 11581F r. a matita nera, che approfondisce la posizione delle mani.