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Arianna

Autore
Arte romana
Data
Metà del II secolo d.C. (parte antica); decenni centrali del XVI secolo (integrazioni moderne)
Collezione
Collocazione
Auditorium Vasari
Tecnica
Marmo docimeno per la parte antica, oltre che per la testa “Milani” e la parte inferiore del corpo (integrazioni del XVI secolo); marmi apuani per la testa attuale e la base
Dimensioni
2,26 m (lunghezza); 1,29 m (altezza); 1,03 m (profondità)
Inventario
MAF 13728

Gli studi più recenti dedicati alla statua dell’Arianna fiorentina, per lungo tempo identificata erroneamente come effigie di Cleopatra, sono concordi nell’indicare un’originaria appartenenza di questo marmo alla raccolta romana Del Bufalo, da cui, dopo un effimero passaggio attraverso la collezione del cardinale Ippolito d’Este nel 1572, l’opera sarebbe poi entrata nel serraglio delle sculture antiche che Ferdinando dei Medici stava allestendo nella sua Villa del Pincio. La Cleopatra fece il suo ingresso nella Galleria degli Uffizi tardivamente, solo nel 1790, e fu sistemata in una sala affacciata sul terzo corridoio (l’attuale 41), dove la ricordano le guide dell’epoca. La stagione della scultura nel museo fiorentino fu però assai effimera. Già nel 1794, infatti, la scultura, ritenuta indegna delle collezioni museali «per quel poco che ha d’antico», fu trasferita nella villa di Poggio Imperiale e, dopo varie vicissitudini, pervenne al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, da dove fu riportata agli Uffizi solo nel 2012. Ad essere raffigurata è Arianna, figlia del re Minosse, che aiutò Teseo ad uccidere il Minotauro. Fuggita da Creta insieme a Teseo, divenuto suo amante, fu da questi abbandonata nell’isola di Nasso. La statua raffigura Arianna addormentata, ancora ignara dell’abbandono, in procinto di essere svegliata da Dioniso che ne fece la sua sposa.  La scultura fiorentina propone un tipo iconografico, parte di un gruppo scultoreo completato anche dalla figura di Dioniso, che fu elaborato da botteghe pergamenee del II secolo a.C. La figura di Arianna è nota da almeno altre tre repliche, fra le quali la migliore, per stato di conservazione e qualità, è la statua conservata nei Musei vaticani di Roma. Proprio a questo modello si sono ispirati i restauratori cinquecenteschi per l’integrazione della parte inferiore del corpo e per la posizione delle braccia. La testa attuale è invece frutto di un’integrazione della fine del XVIII secolo realizzata da Francesco Carradori che andò a sostituire una testa cinquecentesca, anch’essa ispirata da vicino al modello romano. Nonostante l’esiguità della parte antica conservatasi, alcuni indizi nella lavorazione del panneggio (caratterizzato da profondi sottosquadri) lasciano supporre che la replica fiorentina fosse di alta qualità e, probabilmente, più vicina al perduto modello ellenistico di quanto lo sia la copia dei Musei Vaticani.

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