Jacopo Zucchi, Gli dei dell'Olimpo con Ercole e le Muse
Jacopo Zucchi, Gli dei dell'Olimpo con Ercole e le Muse
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Gli dei dell’Olimpo con Ercole e le Muse

Autore
Jacopo Zucchi (Firenze 1541- Roma 1590)
Data
1570-1577
Collocazione
Sala 80
Tecnica
olio su rame
Dimensioni
50 x 39 cm
Inventario
1890 n. 1509

Per lungo tempo si è ritenuto che questo piccolo dipinto rappresentasse L’Età del ferro e che facesse parte di un unico ciclo insieme ad altre due opere dello stesso autore e di analogo formato raffiguranti rispettivamente L’età dell’oro e L’età dell’argento. 

Studi recenti hanno invece dimostrato che questo quadretto non è da mettere in relazione agli altri due non solo perché dipinto su supporto diverso, rame anziché tavola, ma soprattutto perché il soggetto era stato erroneamente identificato.

Si tratta infatti di una rappresentazione degli dei dell’Olimpo con Ercole e le Muse. Il tema iconografico è tratto da un passo della Teogonia di Esiodo in cui il poeta greco racconta che Giove, dopo aver detronizzato il padre Saturno, divenne il signore degli dei. Lo Zucchi lo raffigura troneggiante nel cielo mentre consegna a Giunone gli attributi che la identificano come la regina dell’Olimpo. Ai lati della coppia figurano la dea della Giustizia Astrea e Mercurio, messaggero e coppiere degli dei.

In basso, come in una sorta di enciclopedia mitologica, tema particolarmente congeniale al pittore, che possedeva approfondite conoscenze di mitografia, le altre divinità dell’Olimpo ostentano i rispettivi attributi.

L’iscrizione sui gradini del trono “A ciascuno il suo”, tratta da un passo del De natura deorum di Cicerone, fornisce la chiave di lettura del dipinto che allude al principio fondamentale alla base della giustizia divina. 

La piccola opera, forse destinata allo sportello di uno stipo o a uno studiolo, fu probabilmente commissionata a Jacopo Zucchi da Ferdinando I de’ Medici al tempo del suo cardinalato. 

Allievo del Vasari, lo Zucchi ne divenne il suo principale collaboratore partecipando alla decorazione del Salone dei Cinquecento e dello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio. Nel 1572 si stabilì a Roma diventando l’artista prediletto di Ferdinando che gli affidò numerosi incarichi tra cui la decorazione della sua villa sul Pincio.