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Approfondimenti | 04/04/2023

Flora spontanea a Boboli: le orchidee

Anacamptis morio - Photo by Rolando Romolini

La ricca popolazione di orchidee spontanee è indice di salute dell'ecosistema del parco

La primavera del 2023 vede l'inizio di una nuova stagione di censimento e valorizzazione delle piante di orchidee spontanee che i prati del Giardino di Boboli ospitano, con la collaborazione tra Gallerie degli Uffizi e GIROS, Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee, che il 29 aprile offrirà ai visitatori del giardino una speciale visita guidata alla scoperta di questo prezioso patrimonio botanico.
Il patrimonio di orchidee spontanee messo in luce nel giardino della reggia granducale fino alla primavera 2022 è costituito infatti da almeno 2300 piante, appartenenti a 15 specie, 3 varietà cromatiche e un ibrido, individuato e descritto a Boboli per la prima volta e per questo denominato Ophrys ×bobolensis. I generi rappresentati sono: Anacamptis, Cephalanthera, Epipactis, Ophrys, Orchis, Serapias, Spiranthes. Questa così varia e numerosa presenza nei prati e nei boschetti di un giardino all’italiana collocato nel centro storico di Firenze, frequentato ogni anno da migliaia di visitatori, è testimonianza di un ambiente mantenuto integro e in buona salute.

Gli studi sono iniziati con una ricerca bibliografica e d’erbario che ha documentato nel 1716 il primo ritrovamento di Orchidaceae in Boboli, come risulta nei manoscritti dell’illustre botanico Pier Antonio Micheli, conservati alla Biblioteca dell'Istituto di Botanica dell'Università di Firenze. Il giardino può vantare anche un importante primato: su un campione di Anacamptis morio di colore bianco qui raccolto nella seconda metà dell’Ottocento, è stata istituita nel 2009 la sottospecie morio forma alba. Insieme ai campioni raccolti nel Giardino da dieci botanici nel periodo dal 1854 al 1912, la pianta è conservata presso l’Herbarium Centrale Italicum di Firenze.

L’ecologia delle Orchidaceae è complessa: al seme fecondato non è sufficiente cadere sul terreno per avere possibilità di dare vita ad una nuova pianta, poiché esso necessita di entrare in simbiosi con microfunghi del suolo, che dovranno fornire le sostanze nutritive grazie alle quali il seme, che ne è privo, possa germinare. Ci vorranno poi da 3 a 12 anni perché dal seme si formi una piantina e questa possa fiorire. Questi sono almeno due motivi per i quali le orchidee spontanee sono legate a terreni “antichi”, non lavorati da molti anni, dove sono preservati l’integrità del fungo e le radici sotterranee che si vanno sviluppando: è infatti del tutto inutile trasferire piantine di orchidea spontanea in un vaso o nel giardino di casa, in quanto esse non sopravviveranno.

La riproduzione delle orchidee avviene prevalentemente con l’aiuto di insetti, di norma piccole vespe e alcuni generi di api solitarie e solo occasionalmente farfalle diurne e notturne, coleotteri, formiche. Gli impollinatori infatti possono essere specifici, occasionali o semplici visitatori. Questi ultimi usano il fiore come posatoio o come ricovero per la notte e in caso di maltempo, o ancora per preservare la loro temperatura corporea. Il fine dei fiori è quello di costringere l’insetto a venire in contatto con strutture appiccicose che contengono il polline, che si attacca sul suo corpo e viene depositato nella giusta posizione su un altro fiore. L’attrazione esercitata dai fiori delle orchidee spontanee sugli insetti è di vario genere. In alcuni casi si esercita attraverso la produzione di nettare, che è collocato in una zona poco accessibile del fiore, per cui, per poterlo raggiungere l’insetto entra sicuramente in contatto con il polline e lo asporta. In altri casi la pianta attua una strategia “ingannevole”: alcuni generi di orchidee imitano semplicemente la forma di altri fiori che possiedono il nettare, illudendo l'insetto affamato. Altre orchidee ancora, poiché l’impollinatore è l’insetto maschio, ne imitano la femmina attraverso stimoli odorosi (addirittura più intensi di quelli naturali) e con la forma stessa del fiore che ricorda il corpo dell'insetto femmina.

Si riafferma quindi in senso lato l’importanza di un ambiente che non solo mantenga intatto l'equilibrio naturale del suolo, ma non nuoccia alla vita degli insetti, indispensabili per la sopravvivenza della famiglia delle Orchidaceae, e non solo.

Il “giardino all’italiana”, come sappiamo, è caratterizzato da rigide geometrie e da prati ben rasati. Durante la visita a Boboli potrete incontrare piccole aree con cartellino indicatore e recinzioni che delimitano porzioni di prato lasciate “al naturale”. Sono zone di conservazione del prezioso patrimonio orchidologico, che hanno lo scopo di preservare le piccole piante dai tagli primaverili, per consentire l’impollinazione e la conseguente produzione di semi. Dopo questa fase il prato sarà tagliato come tutti gli altri e questo sarà un aiuto prezioso per la disseminazione di migliaia di piccoli semi che speriamo abbiano la fortuna di incontrare il fungo giusto nel terreno, per continuare la loro storia.

Nell’ambiente naturale i cambiamenti climatici e numerosi fattori, umani e non (in particolare l’abnorme proliferazione di cinghiali), stanno mettendo a dura prova la vita di molte specie prative e di sottobosco. In questa ottica, il serbatoio di biodiversità costituito da parchi e giardini storici come il Giardino di Boboli potrà costituire in futuro una speranza concreta per la sopravvivenza di molte specie vegetali e della affascinante famiglia delle orchidee spontanee.

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