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Approfondimenti | 27/01/2026

Giorno della Memoria 2026. Focus sul Ritratto di Vecchio di Rembrandt

Ritratto di Vecchio di Rembrandt

In occasione del Giorno della Memoria dedichiamo un approfondimento sulle origini di uno dei capolavori delle Gallerie

In occasione del Giorno della Memoria, dedichiamo un approfondimento su uno dei grandi capolavori della Galleria, il Ritratto di vecchio detto il Rabbino di Rembrandt Harmenszoon van Rijn, firmato e datato 1665. L’opera appartiene alla fase matura dell’artista e raffigura un uomo anziano, dai capelli grigi e dalla barba bianca, seduto su un seggiolone ligneo, con le mani intrecciate e lo sguardo assorto; il libro aperto sul tavolo allude a una vita dedicata allo studio e alla meditazione.

Il dipinto nasce nel contesto dell’Amsterdam del Seicento, capitale cosmopolita del Secolo d’oro, segnata da una straordinaria vitalità economica e culturale e da una presenza ebraica senza precedenti nel panorama europeo. Rembrandt visse a lungo nel quartiere di Vlooienburg, area di recente urbanizzazione sorta su terreni appena bonificati, dove si stabilirono migranti provenienti da varie parti del mondo e soprattutto ebrei portoghesi fuggiti dalle persecuzioni iberiche. Non un ghetto in senso stretto, ma un tessuto urbano aperto, fatto di strade, canali, case, botteghe, tipografie e sinagoghe, in cui si intrecciavano quotidianamente relazioni sociali, religiose e intellettuali.

L’identificazione del personaggio raffigurato resta ancora oggi oggetto di discussione tra gli studiosi e non può essere ricondotta con certezza a una figura storica precisa. Al di là di ogni ipotesi attributiva, l’opera restituisce con forza la profondità spirituale e umana del mondo ebraico di Amsterdam, colto da Rembrandt con empatia e straordinaria capacità introspettiva.

Questa attenzione non è episodica, ma trova riscontro nell’intera produzione dell’artista, in particolare nella grafica: numerose acqueforti e dipinti a soggetto biblico rivelano una conoscenza non convenzionale delle fonti ebraiche e una sensibilità iconografica rara nell’arte europea del tempo. Rembrandt osservò volti, gesti e testi della tradizione ebraica con uno sguardo partecipe, spesso usando come modelli i suoi stessi vicini di casa. Intorno a lui si muoveva una rete di rabbini, studiosi e intellettuali ebrei – talvolta committenti, più spesso interlocutori e conoscenti – con i quali intrattenne un dialogo intenso fatto di dialettica, scambi e collaborazioni che lasciò un segno profondo e duraturo nella sua opera.

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