Con la donazione dell'artista Antonio Manzi si arricchisce ancora di più la prestigiosa collezione iniziata dal cardinal Leopoldo de’ Medici, che nel Seicento mise insieme 80 autoritratti di celebri pittori avviando una raccolta destinata a diventare nei secoli diventata la più grande al mondo, superando il numero di 1500 opere.

Antonio Manzi nasce a Montella (AV) il 15 marzo del 1953. Nel ‘57 arriva Firenze, dove è rimasto e dove ancora vive e lavora.

Autodidatta, si avvicina giovanissimo alla pittura mostrando particolari doti legate alla potenza del segno e del gesto. Dopo le prime esperienze caratterizzate dall’uso della tecnica grafico/incisoria, particolarmente della puntasecca, si dedica alla ceramica e successivamente alla scultura in bronzo e marmo di piccolo e grande formato evidenziando, negli anni, una versatilità e un eclettismo che lo porta a cimentarsi con le tecniche dell’affresco, del graffito e del collage. Negli ultimi anni si è riavvicinato, con maggiore decisione, alla pittura sviluppando un colorismo vivace e luminoso, efficace assai a definire la sua caratteristica visione onirica.

Si contano sette occhi nell’autoritratto di Antonio Manzi, opera certamente fuori dagli schemi se ci si aspetta una somiglianza somatica o un suo riflesso: e tuttavia in essa  “ritorna – come ha scritto Lorena Gava nel luglio del 2016 – l’incorreggibile, portentosa vis comunicativa del tratto, del ritmo in una pirotecnica, vorticistica e magnetica esaltazione cromatica”.

Se un autoritratto è il genere nel quale comunque, sia esso realistico oppure no, meglio si intrecciano i fili complessi dei dolori e delle gioie, delle privazioni e degli eccessi, questo di Antonio Manzi diventa metafora della sua personalità e mette in chiaro, senza filtri né pudori, i tratti ruvidi e dolorosi della sua travagliata esistenza. Nel 2007, all’interno del complesso di Villa Rucellai, a Campi Bisenzio (FI), gli è stato dedicato il Museo Antonio Manzi che contiene 130 opere del Maestro realizzate con diverse tecniche e vari materiali.

“Ho visitato nel 2017 il Museo Antonio Manzi, in occasione del decennale della fondazione, - dice Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – e vi ho trovato il lavoro di un uomo tormentato e di un artista in grado di esprimersi con potenza e genuinità utilizzando le più disparate tecniche. In linea con l’attenzione che un museo come gli Uffizi deve avere anche nei confronti di ciò che succede in campo artistico nel territorio circostante, abbiamo volentieri accettato il dono di Antonio Manzi, allargando così la collezione degli autoritratti iniziata dal Cardinal Leopoldo de’ Medici che, ricordiamo, si rivolse con interesse all’arte contemporanea, spaziando dall’ambito locale a quello internazionale”.

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