Evento n° 5: "Niobe. Una roccia di lacrime" e "Camera chiara" (teatro e happening itinerante)

Doppio appuntamento per Uffizi_live: nella Sala della Niobe, l'attrice Stefania Stefanin e la giovanissima violinista Emma Nicoletti vanno in scena con "Niobe. Una roccia di lacrime"; e, tra il primo e il secondo piano della Galleria, un gruppo di 15 performer si esibisce in un happening itinerante ispirato al saggio di Roland Barthes "Camera chiara".

LO SPETTACOLO

NIOBE. UNA ROCCIA DI LACRIME

Nella sala della Niobe la sfortunata Regina di Tebe torna a prendere vita. Punita per la sua hybris, Niobe, “la più felice di tutte le madri” subisce la più terribile delle punizioni messa in atto con atroce determinazione dagli Dei, sdegnati dalla superbia della madre credutasi superiore alla dea Latona, orgogliosa fino al punto da deriderla e scacciare il popolo che innalzava alla dea canti e preghiere. Con mirabile scarto narrativo, Ovidio, nelle sue Metamorfosi, trasforma la Regina in lacrime in una roccia da cui sgorga un fiume; la tragedia si stempera in fiaba. Stefania Stefanin narra la sorte sventurata della Regina dialogando con la voce dell’innocenza dei figli, qui resa con il violino da una giovanissima interprete, Emma Nicoletti, che rielabora l’omonimo brano novecentesco di Benjamin Britten. La forza straordinaria del Mito ancora agisce sulle nostre coscienze, la forza dirompente degli archetipi ancora ci emoziona con inesorabile fascino.

Attrice: Stefania Stefanin con la collaborazione di Mirco Rocchi

Violinista: Emma Nicoletti

Musica: Benjamin Britten, ‘Niobe’, Six Metamorphoses After Ovid, Op. 49

Fotografo: Marco Mancin

Produzione: Associazione Alifer

LO SPETTACOLO

CAMERA CHIARA

“Happening” itinerante a cura di Chiara Macinai e Robert Pettena

Il progetto prende spunto da alcune suggestioni di Roland Barthes nel suo saggio La chambre claire del 1980, e dalle riflessioni di George Kubler contenute in The Shape of Time, in particolare sul rapporto tra oggetti, memoria e forma d’arte. L’intento della performance è quello di riflettere sul lascito che ogni forma d’espressione artistica riceve da opere e autori che hanno compiuto un percorso espressivo nel medesimo ambito. In questo senso, oggetti, dettagli e aspetti emotivi lasciano traccia dell’ispirazione artistica in un medesimo flusso di creatività e di idee. La performance prevede un’azione mimica di quindici attori che si svolge negli spazi della galleria. Durante il percorso, ciascuno degli attori si spoglia di uno o più elementi (un indumento, uno strumento di lavoro) che viene accolto da un altro dei quindici partecipanti, creando un circuito in cui la caratterizzazione di ognuno viene a definirsi grazie a un continuo scambio di oggetti, dettagli e caratteri. Le personalità vengono a formarsi, ad arricchirsi, a mutare, grazie all’interazione. I partecipanti all'azione, finito il loro circuito, si confondono tra i visitatori della Galleria degli Uffizi pronti, secondo segnale convenuto, a iniziare un nuovo percorso.

 

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