Galleria d'Arte Moderna

Firenze Capitale 1865-2015. I doni e le collezioni del Re

19-11-2015 | 03-04-2016

La Galleria d’Arte Moderna in Palazzo Pitti, proseguendo lo scavo storico all’interno delle proprie collezioni – riunite e create a partire dalla fondazione, nel 1914 – celebra la ricorrenza dei 150 anni da Firenze Capitale dell’Italia unita con una mostra dedicata in particolare alle opere d’arte e agli arredi acquisiti da Re Vittorio Emanuele II per la sontuosa e labirintica Reggia fiorentina di Palazzo Pitti, nel periodo della sua permanenza in città.

Con il biglietto della mostra, che associa la Galleria d'Arte Moderna alla Galleria Palatina e agli Appartamenti Reali, sono visitabili gran parte degli ambienti di rappresentanza e privati sabaudi. 

Per visitare anche gli ambienti della Palazzina della Meridiana è necessario l’acquisto del biglietto della Galleria del Costume, ospitata nelle sue sale.

La Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti ha voluto celebrare la ricorrenza del centocinquantesimo anniversario di Firenze Capitale d’Italia con una mostra dedicata alla presenza del Re, e in particolare al suo soggiorno nella Reggia fiorentina, che dal 1865 dette ospitalità anche ai Savoia, la terza grande dinastia regnante dopo quella dei Medici e dei Lorena.

Un’esposizione che vuole creare presso alcuni degli spazi originari una suggestiva rievocazione della vita del Sovrano, dei suoi gusti artistici e dei suoi principali interessi e legami, cercando di coinvolgere il visitatore nelle atmosfere della Reggia.

Possiamo immaginare quello che fu l’entusiasmo dei cittadini per l’arrivo del Re a Firenze, città che lo accolse calorosamente, nonostante le controversie politiche suscitate da questo passaggio della capitale da Torino al capoluogo toscano. Primo Sovrano della nazione italiana, Vittorio Emanuele II salì al trono nel 1849 e in seguito all’annessione della Toscana al Piemonte visitò Firenze in differenti occasioni. Una di queste fu la Prima Esposizione Nazionale del 1861, presso la quale effettuò numerosi acquisti. Le sue scelte furono eterogenee, come del resto era il suo gusto ricco di sfumature; numerosi i dipinti e le sculture, ma anche oggetti d’artigianato e d’arredamento. Nel 1863, invece, recatosi all’Accademia di Firenze, il Sovrano commissionò a sei giovani artisti alcuni grandi dipinti a soggetto storico, che andarono successivamente ad arredare le stanze della reggia. Nella Sala del Fiorino è esposta, come in grande salon, parte di questo patrimonio di opere che abbiamo definito, semplificando, i doni del Re.

In mostra quindi i dipinti, i mobili, i manufatti artistici e artigianali che testimoniano il passaggio della corte Savoia a Palazzo Pitti. Dopo l’elezione della città a capitale, si rese infatti necessario un riallestimento che coinvolse sia la residenza privata del nuovo Sovrano nella Palazzina della Meridianaattuale Galleria del Costume, che gli Appartamenti Reali al piano nobile della Galleria Palatina, che vennero utilizzati esclusivamente per cerimonie e incontri di rappresentanza di alto rango.

L’appartamento della Duchessa d’Aosta - cosiddetto per la prolungata permanenza a Palazzo fino al 1946 di Anna di Francia – ambiente che fa parte della Galleria d’Arte Moderna, rappresenta il nucleo della mostra e per l’occasione le sue sale sono quasi tutte riaperte al pubblico. Gli ambienti si offrono con il loro arredo originario, risultato di un importante riallestimento (1993) basatosi sull’ultimo Inventario Oggetti d’arte risalente al 1911. Le stanze sono ampliate per la mostra da ambientazioni dedicate alla presenza Savoia, anche attraverso oggetti di uso quotidiano che rispecchiano gusto e personalità dei regnanti, primo fra tutti Vittorio Emanuele II, Re di Firenze Capitale. Importante testimonianza del gusto eclettico del Re, dei Savoia e degli Aosta, gli ambienti hanno raggiunto il loro aspetto attuale, grazie alla sovrapposizione di manufatti e arredi appartenuti a quelle dinastie che avevano precedentemente abitato il Palazzo, e che furono poi rimessi in uso dopo i necessari restauri dai nuovi Reali. A questa prima immagine si uniscono oggetti come la monumentale specchiera eseguita dai fratelli Levera ed acquistata da Vittorio Emanuele II all’Esposizione Nazionale del 1861, visibile nel Salotto Rosso. Lasciando la Sala della Musica ed entrando nel Salotto Giallo, si trovano testimonianze delle passioni del Re gentiluomo, i cani, la caccia, i cavalli, oltre che tracce di quei passatempi prettamente maschili come il fumo e il gioco. Amante della natura incontaminata, trovava nei sontuosi giardini di Villa La Petraia uno spazio di fuga dalla quotidianità, dove poter coltivare i suoi interessi anche per la scienza e per la botanica, e da dove provengono alcuni oggetti esposti in mostra.

Proseguendo si incontrano le presenze femminili che accompagnarono la vita del sovrano, Margherita di Savoia, nipote e nuora di Vittorio Emanuele e le figlie, Maria Pia e Maria Clotilde. Nelle sale che furono abitate probabilmente anche da queste donne si possono ammirare, come in una suggestiva ricostruzione, oggetti legati alla moda dell’epoca. Un percorso che si compone di arredi, abiti eleganti, oggetti domestici insieme a fragili accessori come ventagli, ombrellini, porta bouquet o carnet da ballo, ed infine un piccolo repertorio di fotografie del tempo.

Nella stanza dei camerieri è stata allestita infine una sorta di galleria dove si possono ammirare i ritratti di personalità maschili e femminili che segnarono gli avvenimenti politici e culturali del tempo, parete che si collega all’apposito riallestimento della Sala 16 della Galleria d’Arte Moderna, del resto pensata come prolungamento della mostra. Ancora personalità legate a Firenze Capitale, che hanno lasciato in qualche modo un loro riflesso sulla storia e cultura del periodo, oltre al dipinto di Giovanni Mochi Atto d’annessione al Regno d’Italia presentato a Vittorio Emanuele.

In ultimo la sezione dedicata alle cineserie appartenute ai Savoia, come il paravento acquistato alla Prima Esposizione Nazionale del 1861, o quello più antico sul quale venne fatto apporre lo Stemma sabaudo.

In numerose altre sale di Palazzo Pitti si sono mantenute testimonianze della breve permanenza del Re a Firenze. Oltre alle sale della stessa Galleria d’Arte Moderna dove le opere esposte, acquistate e donate dai membri della famiglia Reale, sono segnalate attraverso il nodo Savoia (simbolo presente nel logo di famiglia, quale ornamento del collare dell’Annunziata), e quelle della Palazzina della Meridiana, scelta dal Re come sua residenza privata proprio nel 1865. Questi ambienti furono rinnovati nelle tappezzerie e nelle decorazioni murarie e venivano utilizzati come luoghi di rappresentanza arredati con mobili acquistati all’Esposizione Nazionale del 1861 di cui rimangono alcuni esempi, mentre nell’ala opposta della Palazzina si trovavano le stanze private del Sovrano nelle quali rimane testimonianza solo degli affreschi sulle volte. Il percorso sabaudo nella Galleria Palatina si concentra negli Appartamenti Reali, ulteriore testimonianza del gusto Savoia. L’arredamento attuale si compone di molti oggetti provenienti dalla Palazzina della Meridiana e dalle regge dismesse, unite ad arredi preesistenti, e testimonia quanto poco la figura del Sovrano di Firenze Capitale, che utilizzava questi ambienti solo per occasioni e cerimonie ufficiali, vi abbia lasciato traccia. L’impronta Savoia più evidente si deve piuttosto alla presenza più tarda di Umberto I e della Regina Margherita, che scelsero proprio queste sale come residenza privata.

In occasione di questo evento, grazie all’impegno di Firenze Musei, si è potuto realizzare il restauro di cinquanta opere d’arte tra pitture, sculture ed elementi d’arredo oltre alla necessaria manutenzione, spolveratura e restauro dei parati, delle tappezzerie e delle strutture in legno.

La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Simonella Condemi, è promossa dal Ministero dei beni e delle Attività Culturali e del Turismo con il Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo della Toscana, la Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze,  le Gallerie degli Uffizi con la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti e Firenze Musei.

 

Enti promotori

Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la Toscana

Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico

e per il Polo Museale della città di Firenze

Gallerie degli Uffizi

Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti

Firenze Musei

Progettazione

Mauro Linari

Cura

Simonella Condemi

Direzione della mostra

Simonella Condemi

Catalogo

Sillabe

Segreteria

Segreteria organizzativa Cinzia Nenci

Ufficio stampa

Salvatore La Spina - Tel.  (+39) 055290383 - Cell. 3315354957 – s.laspina@operalaboratori.com; Barbara Izzo e Arianna Diana - Civita - Tel. (+39) 06692050220-258 - Cell. 3488535647 - izzo@civita.it - diana@civita.it

TRA ARTE E MODA

19 maggio 2016 - 24 luglio | Sala del Fiorino

La nuova mostra promossa e organizzata dalla Fondazione Ferragamo e dal Museo Salvatore Ferragamo, che si inaugurerà il 18 maggio 2016, riflette il complesso rapporto tra arte e moda. Prendendo spunto  dalla storia di Salvatore Ferragamo che, affascinato dalle avanguardie artistiche del Novecento, si ispirò al mondo dell’arte collaborando con molti degli artisti a lui contemporanei, il  progetto analizza, attraverso case history, le forme di dialogo tra i due mondi: contaminazioni, sovrap posizioni e collaborazioni, dalle esperienze dei Preraffaelliti, a quelle del Futurismo, dalle complesse vicende del Surrealismo a quelle del Radical Fashion, soffermando l’attenzione su alcuni atelier degli anni cinquanta e sessanta, luogo di studio e di incontri, e sulla nascita della cultura della celebrità per proseguire fino alle sperimentazioni degli anni novanta e arrivare ad interrogarsi se nell’industria culturale contemporanea si possa ancora parlare di mondi distinti o di un fluido gioco di ruoli. La particolarità di questo progetto espositivo risiede nella collaborazione con altre istituzioni culturali: a Firenze la Biblioteca Nazionale Centrale, le Gallerie degli Uffizi (la Galleria d’arte moderna, la Galleria del Costume di Palazzo Pitti), il Museo Marino Marini, il Museo Salvatore Ferragamo e il Museo del Tessuto a Prato. Le istituzioni culturali e museali coinvolte hanno partecipato attivamente alla costruzione dell’idea espositiva, mettendo a disposizione spazi e collezioni, nell’obiettivo di prendere parte ad una riflessione comune.
Ideato e curato da Maria Luisa Frisa, Enrica Morini, Stefania Ricci, Alberto Salvadori, il progetto espositivo è corredato da un ricco catalogo e si avvale di abiti, accessori, tessuti, opere d’arte, libri e periodici, fotografie provenienti da collezioni museali pubbliche e private, nazionali e internazionali, e da un’istallazione d’arte contem poranea creata per l’occasione. Tra le opere in mostra un décolleté di Salvatore Ferragamo ispirato alle opere dell’artista americano Kenneth Noland degli anni cinquanta, l’abito realizzato negli anni trenta da Elsa Schiaparelli in colla borazione con Salvador Dalí, proveniente dal Philadelphia Museum of Art, l’abito di Yves Saint Laurent, ispirato ai dipinti di Piet Mondrian dalla Fondation Pierre Bergé ­ Yves Saint Laurent, il corpetto in legno di Hussein Chalayan dal Kyoto Costume Institute e un abito di Jun Takahashi (Undercover) del 2005 pro veniente da The Museum at FIT di New York. Altrettanto significativi i prestiti dal ModeMuseum (MoMu) di Anversa e dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il trittico di Yasumasa Morimura, Portrait (La source, 1,2,3)  dal Takamatsu Art  Museum, l’installazione di ritratti fotografici di Andy Warhol, Altered Images, generosamente prestati dallo Studio Makos e l’opera Fertility di Keith Haring, in arrivo da una collezione privata.

Tempo reale e tempo della realtà. Gli orologi di Palazzo Pitti dal XVIII al XX secolo

Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti

13 settembre 2016 - 5 marzo 2017 | Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti - Eventi

a cura di Simonella Condemi e Enrico Colle


Una significativa selezione di ottanta orologi degli oltre duecento, patrimonio di Palazzo Pitti. Singolari oggetti d’arte testimoni del trascorrere dei giorni di coloro che vissero nella reggia fiorentina tra XVII e XIX secolo. La scelta degli esemplari permetterà di apprezzare, sotto le diverse forme di realizzazione, una straordinaria qualità, sia dal punto di vista tecnico scientifico che da quello prettamente artistico. Singolari strumenti composti di due anime: il meccanismo, spesso sofisticato e complesso, e la cassa che, nata per proteggere il delicato contenuto, si è andato trasformando in vero oggetto d’arte, dotato di un valore proprio.

Per informazioni sulla mostra visita il sito delle mostre delle Gallerie degli Uffizi.

Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi

Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti - Gallerie degli Uffizi

10 gennaio - 5 marzo 2017 - Eventi

Il 9 gennaio 2017, a Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, inaugura la mostra dal titolo Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi: 100 rarissimi scatti dagli anni ’30 ai ’70 del Novecento raccontano la storia della moda a Firenze attraverso l’obiettivo dei fotografi della ‘bottega’ Foto Locchi.

Il progetto nasce dall’incontro tra l’Archivio Storico Foto Locchi (un patrimonio culturale di valore inestimabile tutelato dal MIBACT che conta oltre cinque milioni di immagini), il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D. Schmidt, il Centro di Firenze per la Moda Italiana - grazie al quale la mostra sarà inaugurata con un evento durante la 91a edizione di Pitti Immagine Uomo - e la casa editrice Gruppo Editoriale, con l’intento di valorizzare l’importante archivio fotografico e rendere omaggio al legame storico tra la città e la moda.

Eike D. Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi: “Oggi, mentre l’inevitabile astrazione dagli oggetti e spazi concreti nel mondo virtuale conduce a una ricerca senza precedenti di capolavori autentici e posti unici, Firenze ha l’opportunità di rivitalizzare il suo ruolo identitario come fulcro dell’industria tessile e dell’abbigliamento, che fondamentalmente risale al Rinascimento”.

Andrea Cavicchi, presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana: L’Archivio storico Foto Locchi è la testimonianza più autentica della nascita e dell’affermazione del made in Italy nel mondo. Senza questo patrimonio documentale la città di Firenze sarebbe più povera. E con essa anche l’istituzione che presiedo, il Centro di Firenze per la Moda Italiana, voluto da lungimiranti amministratori pubblici che capirono - già nel 1954 - quanto importanti e vitali potessero essere il tessile-abbigliamento, la pelletteria e la creatività delle nostre produzioni artigianali in termini di lavoro, fatturato e occupazione”.

Erika Ghilardi, Archivio Foto Locchi: “Questa mostra monografica, la prima dell'Archivio storico Foto Locchi, nelle sale dell'antica reggia di Palazzo Pitti, e la sua inaugurazione nell’ambito del 91° Pitti Uomo, è motivo di grande orgoglio e sincera emozione per me e per la mia famiglia.  La sezione relativa alla moda è uno tra i temi più presenti e importanti nell'Archivio, patrimonio culturale e visivo comprendente oltre cinque milioni di immagini che raccontano la storia di Firenze dell'ultimo secolo”.

 

LE TRE SEZIONI DELLA MOSTRA

Le botteghe artigiane: quell’insieme di botteghe dedite all’alto artigianato dal Medioevo, che nel Novecento ha favorito la nascita di alcuni tra i più famosi brand dell’alta moda italiana nel mondo. Già intorno agli anni Venti, il mito dell’artigianato fiorentino era arrivato negli Stati Uniti: le ricche ereditiere americane puntavano a Firenze per fare incetta di lingerie ricamata, argenteria, cuoio lavorato in modo eccellente e cappelli di paglia. Emblematica in tal senso, la scelta di Salvatore Ferragamo che, dopo 13 anni di successi in America, decise di stabilirsi a Firenze, oltre che per la sua bellezza, anche per attingere a quel pozzo di specialità artigiane che da sole potevano consentirgli di raggiungere i suoi obiettivi d’eccellenza.

La moda a Firenze: dai primi eventi dopo la seconda guerra mondiale fino alle leggendarie sfilate nella Sala Bianca di Palazzo Pitti (1952-1982), le origini della moda moderna a Firenze si devono al coraggio di un uomo gentile quanto severo, profondo conoscitore del mercato americano, ovvero a Giovanni Battista Giorgini che a New York si era fatto un nome di tutto rispetto come buyer capace di trasformare i sogni in realtà. Se lui è stato il padre della moda italiana, Firenze in quegli anni fu la culla della bellezza e dello charme, di uno stile nuovo che emanava dall’entourage fiorentino e internazionale formatosi intorno al neonato sistema moda, come raccontano le foto di quei giorni scattate dai reporter della Foto Locchi non solo ai défilé in Sala Bianca, ma anche nei palazzi privati e nei giardini storici dove si susseguivano serate di gala, feste e rendez-vous esclusivi.

I personaggi della moda: le maison fiorentine che hanno dato origine alla storia moderna della moda italiana come Gucci, Salvatore Ferragamo, Emilio Pucci raccontate attraverso i loro fondatori e i personaggi che le hanno rese celebri nel mondo. I deus ex machina delle grandi sartorie italiane che la Sala Bianca ha visto sfilare come Roberto Capucci, Emilio Schuberth, le Sorelle Fontana e Simonetta Colonna di Cesarò. Personaggi che non hanno avuto timore di mettersi in gioco in prima persona a fianco di Giovanni Battista Giorgini e che da Firenze hanno fatto la rivoluzione del moderno costume italiano. Ma anche special guest in volo da Parigi come Christian Dior e Elsa Schiaparelli, volti dell’aristocrazia internazionale tra cui spicca il duca di Windsor e osannate star di Hollywood, da Audrey Hepburn a Paulette Goddard, e la divina Callas.

Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, Piazza de’ Pitti 1, 50125 Firenze

Da martedì a domenica, ore  8.15-18.50.

Maria Lassnig Woman Power

Andito degli Angiolini, Palazzo Pitti

25 Marzo - 25 Giugno 2017 - Eventi

Le Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con l'Albertina di Vienna, dedicano una mostra all'austriaca Maria Lassnig (1914 - 2014), considerata, insieme a Louis Bourgeois e Joan Mitchell, una delle più importanti artiste della seconda metà del XX secolo. Negli ultimi anni alla Lassnig è stato sempre più spesso riconosciuto un ruolo di pioniera del movimento femminista nelle arti visive, un riconoscimento che è stato consacrato quasi al termine della sua vita, nel 2013, con l'assegnazione del Leone d'oro alla carriera dalla Biennale di Venezia. Nel 2014, anno della sua scomparsa, il MoMA di New York dedicò a Maria Lassnig una grande retrospettiva conferendole così un riconoscimento artistico universale; nel 2016 è stata la volta della Tate Modern di Londra celebrare l'artista con una mostra.

La mostra di Firenze, che espone venticinque opere, scelte nel vasto arco temporale di produzione dagli anni Sessanta del secolo scorso al primo decennio del nuovo millennio, offre uno spaccato significativo dell'evoluzione formale di Maria Lassnig. Essa evidenzia quanto il tema ricorrente  sia stato se stessa, la sua persona intesa in senso strettamente fisico, il suo corpo. «La sua arte», come afferma il curatore della mostra Wolfang Drechsler «è autoriferita, egocentrica, con opere costituite in stragrande maggioranza da autoritratti, spesso anche quando portano titoli diversi. Si tratta tuttavia di autoritratti in cui la fisionomia svolge un ruolo marginale. In queste opere il mondo esterno, visibile, funge per lo più da mero involucro per il mondo delle sensazioni interiori, e lo stesso vale anche per le opere, decisamente realistiche, degli anni newyorkesi».

Nonostante l'estremismo del confronto con se stessa, costante nella sua arte, Maria Lassnig era tutt'altro che vanitosa: era onesta, onesta fino alla soglia del dolore, e talvolta, anche oltre, esibendo apertamente i suoi sentimenti, i suoi dolori, la sua sensibilità. La sua auto-rappresentazione è, come dichiarò lei stessa, "solitudine della critica, incapacità di sfruttare gli altri, meditazione e applicazione di un bisturi chirurgico su un soggetto volontario, l'Io".

Il concetto chiave che più di ogni altro caratterizza l'opera di Lassnig è quello di Körpergefühl o "consapevolezza corporea"; infatti analizzando introspettivamente la vera natura della propria condizione, seppe usare il mezzo artistico per esprimere sensazioni corporee. Sono numerosi gli autoritratti che danno prova della particolarissima forma di autoanalisi cui l'artista, dalla profonda sensibilità, si sottoponeva costantemente.

Nel corso degli anni Settanta, durante il suo soggiorno in America, la Lassnig scoprì un ulteriore mezzo espressivo nei film di animazione e trovò tra l'altro un impiego alla Walt Disney Production. Realizzò cortometraggi con mezzi rudimentali, disegnati e scritti da sola, oltre che filmati e doppiati personalmente. Queste opere, che risultavano molto più narrative e più facilmente comprensibili rispetto alla pittura interiorizzata e sublimata, oltre a portarle riconoscimenti in rassegne e festival di cinema di avanguardia avvicinarono l'artista ai movimenti femministi dei primi anni Settanta. Il loro contenuto ironico e facilmente comprensibile li rese utilizzabili anche come strumento di lotta.

Manifesto dell'impegno della Lassnig per l'emancipazione femminile, in particolare nell'ambiente artistico dominato dagli uomini, in mostra il dipinto Woman Power, il cui titolo emblematico è stato ripreso anche per la mostra.

La mostra è curata da Wolfang Drechsler, così come il catalogo che è edito da Sillabe, ed è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi, l' Albertina di Vienna, Maria Lassnig Foundation e Firenze Musei.