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A cura della redazione di UFFIZI

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Alessandro di Medio : Gioachino Chiesa, Le tre Croci
Alessandro di Medio : Gioachino Chiesa, Maternità N°1


Commento inviatoci da Alessandro di Medio

Gioachino Chiesa, Le tre Croci

Gioachino Chiesa, Le tre CrociQuest'opera č una fenomenologia del sorriso.
E' il sorriso della Vita che trionfa sulla morte, il sorriso/riso dell'oltreuomo nietzschiano, vittorioso sullo spirito di gravitā, il sorriso misericordioso del Dio che giustifica il male degli uomini: entriamo allora in una dimensione divina e umana al contempo, e quindi cristologica.

Con pochissimi, essenziali tratti, Chiesa ci presenta la scena del Golgota secondo la narrazione di Giovanni:
Egli, portando la croce da sč, uscė verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gōlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due: uno da una parte, e uno dall'altra, e nel mezzo Gesų.
(Gv 19, 17-18)

Nella versione del Vangelo secondo Giovanni, non c'č per Gesų alcuna consolazione da parte dei "ladroni": nessuno lo difende dagli scherni, nessuno lo invoca. Solo silenzio sofferente e morte rancorosa. E al centro di quest'oblio cruento: la Luce del mondo.
Se osserviamo i bracci orizzontali delle tre croci, vediamo quelli delle due croci laterali incurvati verso il basso, come una smorfia di dolore, di disperazione. Le croci stesse sono piegate, afflosciate, sembrano avviarsi alla fessura orizzontale alla base della scultura, che rappresenta lo sheol alla base del Golgota.
La Croce al centro, al contrario, si eleva al cielo, il patibolo atteggiato al sorriso trionfante di Dio sulla storia e sulla morte: nel momento del massimo abbandono, della somma debolezza, lė si manifesta la potenza vittoriosa di Dio, e quel sorriso diviene il nostro sorriso; sorriso di speranza, perchč duemila anni fa č stato eretto un Faro a rischiarare la vicenda umana.
A questo punto l'interpretazione della scultura si apre ulteriormente: il patibolo della Croce centrale non č pių solo un sorriso, ma rappresenta le braccia dello stesso Cristo, elevate al Cielo, in eterna offerta al Padre di Sč, e di coloro che a Lui si affidano.
E chi sono costoro?
Le due croci laterali, non pių "afflosciate", bensė inchinate, incurvate (cioč orientate) verso Colui che ha vinto la morte proprio facendosene sconfiggere. Quello che dunque all'inizio sembrava principio di debolezza, si č transustanziato in affidamento totale al Vivente, che trapassa come una spada (vedere la forma della Croce) lo sheol, l'oblio della morte.

Ma ora, basta con le speculazioni!
Godiamoci, a livello puramente estetico, la schiettezza di questi semplici tratti, che ci dicono: vita, vittoria, gioia, amore/oblazione, laddove ci aspetteremmo solo dolore.

Alessandro Di Medio


Commento inviatoci da Alessandro di Medio

Gioachino Chiesa, Maternità N°1

Gioachino Chiesa, Le tre CrociCome sempre Gioachino Chiesa, con tratti essenziali, riesce a descrivere concetti spirituali di grande profondità, purchè l'osservatore abbia un occhio sufficientemente penetrante (si veda, a tal proposito, Le Tre Croci ).
Di primo acchitto, quest'opera riproduce il classico soggetto della Madonna con Gesù Bambino. Ma non è così o, meglio,il segno della Vergine col Divino Infante si allarga nella visione della storia umana, e del suo rapporto con Dio.
Guardando al centro della scultura, vediamo il "Bambino", che però presenta dei tratti peculiari.Anzitutto, la sua testa è un mondo, un globo terrestre, non ha un volto umano. Questo bimbo-mondo percuote i seni della Madre, che difatti, lungi dall'avere un'espressione serena e pacata, come quella di tutte le Madonne raffigurate tradizionalmente, ha il volto teso e quasi sofferente. Passiamo ad un altro particolare, che ci spiega chi è questa Madre; se osserviamo il velo che cinge il suo capo, ci rendiamo immediatamente conto che questo si chiude a rappresentare un utero, il grembo materno, che include entrambe le figure umane, ed è "emanazione" (velo = aura) della madre, e cornice del bambino. Nelle opere di Chiesa accade sempre così: il segno scultoreo realizza istantaneamente ed invincibilmente un significato a volte "scandaloso",ma ineludibile ed evidente, che apre la nostra visione alla comprensione di un messaggio positivo (come la Croce/sorriso di cui sopra).
In ebraico, "utero" e "misericordia divina" sono parole analoghe: la misericordia divina accoglie e avvolge l'uomo e la sua storia travagliata; dà vita all'uomo che poi Le si rivolgerà contro con veemente orgoglio (il Bimbo-mondo che percuote i seni chel'allattano), ma la cecità umana (il bambino non ha occhi) non inficierà né disgusterà alla Misericordia di Dio, che anzi si fa povero per sostenere questo suo figlio inquieto: osservando la scultura con attenzione, notiamo che la manica destra dell'abito della Madre èvuota, e la mano destra, piccola e sottile, carezza nuda il corpo del Bambino.
Ora, la destra di Dio è lo Spirito Santo, che presso il ventre della Madre si fa piccola e fragile: traducendo la figura,non possiamo non leggervi un chiaro rimando al mistero dell'Incarnazione. Dio, per venire incontro al mondo ribelle e peccatore"esce da sè" e si fa fragile e minuto, pur di poter entrare in contatto diretto, "fisico" con la Sua creatura, e testimoniarle il Suo Amore.
L'Amore di Dio è la Sua fragilità, la Sua debolezza, che lo ha spinto a compromettersi per l'uomo ribelle, a farsi simile a lui, per mostrargli la Sua simpatia (nel senso letterale del termine): se facciamo attenzione, possiamo infatti notare che il "braccino"destro della Madre è praticamente uguale circa le dimensioni e la forma al "braccino" del Bambino.

Per la tradizione cristiana, il sugello di questa totale donazione amorosa, di questo abdicare divino alla propria onnipotente invulnerabilità, è il costatotrafitto di Cristo sulla Croce... ed è ciò da cui tutta la scultura che stiamo studiando emerge! Infatti alla base dell'utero misericordioso troviamo un "taglio" enigmatico, da cui tutta la figura ovale sembra essere fuoriuscita.
L'ultimo oltraggio subito dal mite Agnello di Dio, cioè la trafittura del costato,è il segno e la garanzia di questo Amore fedele agli infedeli che, un giorno, proprio dalla Sua mitezza saranno domati, e torneranno riconoscenti al grembo del Padre. La ferita al costato è la via aperta al Cuore di Dio che "è Padre e Madre".

Alessandro Di Medio


 


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