Gioachino Chiesa
Gioachino Chiesa
Dicono di lui
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INDICE

Primo Levi: L'essenzialità della forma
Clizia Orlando
Paolo Levi: Una scultura oltre l'astrazione
Francesca Pietracci: Monumento ai caduti nell'incidente di volo di Volpiano
Regione Piemonte - Piemonte artistico e culturale
Dal figurativo l'astratto

 
BiografiaSculture e Quadri TelamagixMonumenti Nascita di un'opera d'arte Gioachino.Chiesa@uffizi.it

Primo Levi
L'essenzialità della forma

La vita di Gioachino Chiesa, uomo di carattere schivo e determinato come la sua terra d'origine, è legata all'atelier di Bra dove, da quasi mezzo secolo, opera una ricerca plastica che, iniziata con il figurativo, si è trasfigurata con il passare degli anni in forme astratte. La sua biografia è quella del nobile costruttore di monumenti bronzei, del plasmatore di idee e sentimenti. Chi vuole passare una tranquilla giornata a Santa Vittoria d'Alba, nella campagna piemontese, può imbattersi in un grande bronzo eseguito nel 1966 dall'allora giovane Chiesa e dedicato ai Caduti. Si tratta di un lavoro che non va assolutamente sottovalutato; l'abilità dell'artista è stata quella di aver saputo infondere liricità e profonda partecipazione a una tematica che già di per sé corre il rischio di cadere in un rigido simbolismo o nella facile retorica. Le due figure sono invece vive e conservano una loro intima umanità che si esprime in maestosa potenza significativa.
Partendo da questo successo iniziale Gioachino Chiesa ha potuto continuare a esprimersi grazie alla committenza pubblica, che tradizionalmente pretende molto dagli artisti.
Altra ricerca figurativa dove l'arte plastica di Chiesa raggiunge il momento più alto è il monumento Ai piemontesi nel mondo, realizzato nel 1974 a San Pietro Val Lemina. Gli elementi che compongono la scultura vogliono rappresentare e ricordare tutti i piemontesi che, nel corso dei decenni, hanno lasciato la loro terra natìa per cercare fortuna in altre parti del mondo. La base dell'opera ha la forma della prua di un'imbarcazione sulla quale poggia un emisfero terrestre che diventa sostegno per le figure in bronzo: una madre con il bambino in braccio, un contadino e un operaio. Un'opera toccante ed emozionante per quanti hanno vissuto il distacco dalla propria terra coltivando da lontano il sogno del ritorno e rappresentativa per tutti coloro che ancora oggi vivono la condizione di emigranti.
Gioachino Chiesa è uno scultore versatile che si muove, con espressiva maestria, tra monumenti di carattere sacro, e di memoria civile e militare.
La sua ultima complessa creazione - opera in cui si riconosce la piena maturità artistica del maestro - è il monumento realizzato in ricordo dell'incidente di Volpiano del 14 dicembre 1998 in cui sono periti, nello schianto al suolo dell'elicottero Fiamma 86, quattro militari dell'Arma dei Carabinieri. Ci troviamo di fronte a una scultura astratta di grande emozionalità, un monumento al dolore realizzato in un rimando indissolubile tra la presenza e l'assenza. I quattro elementi adagiati alla base della scultura, simbolo dei corpi delle vittime, fanno da contrappunto alle forme che si librano libere nell'aria, in un moto ascendente che lega il cielo alla terra, la fugacità della vita all'eternità della nostra memoria.

Inizialmente autodidatta, Gioachino Chiesa ha perfezionato la sua tecnica nello studio dello scultore Masoero e in seguito all'Accademia di Belle Arti di Carrara, dove la sua innata capacità di manipolatore della materia si è affinata.
La sua maestria - ne sarà testimonianza la gipsoetca dei suoi lavori che verrà presto inaugurata a Santa Vittoria d'Alba - inizia nel momento in cui riceve commesse, portate felicemente a buon fine, di ritratti, teste di uomini, donne e bambini, da cui traspare non solo l'intuizione dei tratti somatici, ma la capacità soprattutto di indagare l'anima del personaggio rappresentato. L'opera finale è così il risultato di una sorta di empatia, di compartecipazione profonda tra l'artista e il soggetto raffigurato. Magna Gina, bronzo realizzato nel 1973, è un significativo esempio della sensibilità di Gioachino Chiesa nel trasformare in tratti somatici l'interiorità della figura. Ci troviamo di fronte a un viso di donna solcato dai segni del tempo; sul suo volto leggiamo la fatica della vita, e la forza di chi resta tenacemente legato alla propria terra.
Se da una parte il mio compito è di rendere omaggio all'arte di Gioachino Chiesa, dall'altra non posso esimermi dal sottolineare che tutto questo nulla sarebbe se egli non fosse guidato da un'indubbia artigianalità. Se questa non ci fosse il suo operare resterebbe quasi in sospeso, o meglio incompiuto, in quanto la creatività e l'istinto senza l'azione sapiente della manualità sarebbe come un matrimonio a metà. Dobbiamo essere grati al maestro di Bra se questo gioco delle parti si conclude in modo così felice.
Gioachino Chiesa non permette - proprio perché è uomo civile, garbato e silenzioso - di esplorare fino in fondo le ragioni di una materia che lui vive in chiave strettamente oggettiva; là dove possibile egli trattiene la sua passionalità per consentire all'osservatore di partecipare a livello razionale e di non farsi solo sedurre dalla grande manualità dell'artista.

La città di Rivoli con questa mostra rende omaggio a un eccelso manipolatore della materia che un giorno ha saputo passare dalla tradizione figurativa a una diversa ricerca formale, senza tuttavia rifiutare il passato che l'ha reso celebre: i monumenti eretti nelle nostre piazze e i ritratti di persone felici e grate di essere state ritratte in modo così sensibilmente preciso.
Così lo stesso scultore che ci ha fatto dono di monumenti dedicati ai grandi personaggi della storia italiana, quali Luigi Einaudi, Sandro Pertini e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha poi realizzato opere frutto di una diversa concezione artistica, dove egli ha imposto un nuovo dialogo con le proprie illuminazioni interiori.
Con Disperazione - opera in terra di Castellamonte eseguita nel 1985 - Chiesa ci pone di fronte al dolore della vita. La scultura di piccole dimensioni, ma di intenso lirismo, è giocata sulla linearità della composizione a cui fa da contrappunto la curva della schiena della figura piegata. Il dolore è qui una nota che si ascolta e che si respira attraverso la materialità plastica. Si tratta di un dolore muto, soffocato e invisibile nel volto nascosto dell'uomo che, con le braccia tese, tenta di strappare alla morte un corpo ormai inerte.
L'anno successivo Gioachino Chiesa realizza Il pianista, grande bronzo dove vita, forma e armonia si fondono in una scultura di grande impatto visivo.
È uno dei lavori più riusciti dell'artista braidese, interamente giocato sulla tensione di una linea curva che parte dalle mani, che si staccano da un'invisibile tastiera, per terminare nelle code del frac. Le braccia nascondono la testa piegata nel tentativo di evitare lo sguardo del pubblico, mentre le dita della mani sono tese a suonare una musica che, proprio per la mancanza del pianoforte è senza tempo e senza luogo.
Lo studio della forma e del volume nello spazio, la necessità di riempire il vuoto a tuttotondo, lo si nota nel bronzo Gli amanti del 1988. Si tratta di un lavoro che tende ad una sorta di astrazione dei corpi in un gioco di linee armoniche che si compenetrano, giungendo quasi a fondersi nell'unità dell'abbraccio.
Ancora più vicino all'informale, quasi una rinuncia alla riconoscibilità dell'immagine, sono Gli amanti del 1990, una formella in bronzo dove l'equilibrio è esclusivamente frutto della coscienza attenta del suo autore. Negli 1992 Chiesa realizza L'apocalisse, lavoro in cui pone le basi astratte dei lavori del decennio successivo. La superficie di bronzo si squarcia per lasciare spazio a piccole figure che in un disperato tantativo di fuga si attorcigliano tra loro, aggrappandosi dove trovano appiglio. È un districarsi di linee curve che creano un esercizio formale da cui emerge preponderante la maestria di Chiesa.
Lo sperimentalismo di questo inizio millennio gioca su vari versanti con risultati estetici assolutamente importanti, che ancora una volta ci portano ad affermare come Gioachino Chiesa non sia un artista schematico, ma piuttosto uno spirito libero, al punto che ogni forma sognata egli la riprende materialmente quasi preso "per incantamento". Cerca e ottiene purezza quando affronta in modo ammirabile il marmo rosa del Portogallo da cui nasce l'armoniosa fattura de L'incastro, cui fanno da contrappunto Eclissi d'amore - di cui per ora abbiamo il gesso, modello per una fusione in bronzo - e l'enigmatico e apollineo Vortice d'amore. Ma per giungere a questi lavori Chiesa è partito da sperimentazioni di grande impatto visuale, con opere create in un costante dialogo con se stesso, un dialogo che sfocia quasi nel rifiuto di guardare, come fanno invece molti scultori, al museo del passato. In Big Bang, opera in telamagix del 1977, in La Vela 1, in La sfera lo scultore ha creato una personale pittoscultura, attingendo al suo inconscio e portando in luce - come in L'ombrello - forme, colori, tonalità e contrappunti.
In queste sperimentazioni chiuse e concluse egli ha creato una scultura astratta da parete che è anche preziosa pittura. Bisogna attendere il 2000 per avere l'esplosione poetica astratto-figurale da cui nascono opere come Verso l'ignoto, Donna, Teatrino, I miei giochi. Anche in questo caso lo scultore Chiesa tenta, riuscendovi, di conciliare l'arte plastica con la musica della forma. Sono opere ricche di significati simbolici che l'artista braidese è riuscito, ancora una volta, a caricare della sua forza creativa.
Ci attendiamo per il futuro che egli sviluppi ulteriormente la forma al servizio della metafisica del silenzio.

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Clizia Orlando
Novembre 2000

L'elegante modulazione delle forme si libera nell'arte di Gioachino Chiesa. A raccontare la flessuosa liricità plastica del suo operato, si propongono nell'allestimento i multipli in bronzo raccolti sotto il titolo "Le forme dell'amore". Nel "Le tre croci" il tema è trattato partendo da una evocazione di forza che sembra attrarre i profili dei soggetti verso un unico centro germinativo, in una gestualità che si carica della visione ciclica della memoria archetipa. E' amore nel tempo raccolto nella complicità degli amanti ne "Il gioco", nell'avvolgente grembo protettivo di una "Maternità", nella scarna sofferenza del Cristo. Nell'evoluzione raggiunta dal modellato si assiste all'eliminazione di ogni elemento esornativo per giungere ad un sintetismo di essenza puramente vitale: Chiesa concepisce la scultura come identità materiale-spirituale della visione, totalizzante momento creativo. Nell'impianto l'opera rimane strettamente legata ad una connotazione figurativa, in cui si evocano situazioni colloquiali e nella partitura adottata s'intrecciano effusioni, slanci, abbandoni, sogni. Anche dove l' ombra dell'uomo non è rappresentata se ne coglie il respiro, nei piani flessi e modulari, nei volumi affusolati, nelle estensioni linguiformi in cui si ritraggono corpi d'amore. E la straordinaria disposizione al plasmare la materia, trattata con estremo rigore, fa si che Chiesa riesca a trasmettere tutta l'intensità del sentimento trattando le superfici come veicolo d'emozione. L'equilibrio dell'opera fluttua così in un'aura di silenzio in cui lo sguardo si concentra sugli spazi interiori. Allora di fronte al "Bacio" lo spettatore coglie l'intensa sensualità, la timida dolcezza, l'armonica melodia che nasce da quello sfiorarsi di labbra assunto di un vivere in un' anima sola. La stessa complicità evocativa dettata dal rincorrersi della materia si può leggere ne "Gli amanti": le linee s'intrecciano disegnando la corrispondenza di una passione che si estende oltre i limiti della materia. Con il suo lavoro Gioachino Chiesa ci rende dunque percepibile quel soffio di mistero che portiamo in noi dalla nascita e lo manifesta nella poetica di un amore energico e dolce, tenero e tenace, veicolo di conoscenza e di partecipazione alla vita.

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Paolo Levi: Una scultura oltre l'astrazione
14 dicembre1999

Monumento ai Carabinieri caduti nell'incidente di volo di Volpiano (bozzetto)Era un giorno di fitta nebbia, quando l’elicottero “Fiamma 86” dell’Arma si schiantò al suolo nella campagna di Volpiano. Hanno, quindi, una loro giustificata espressività queste “Vele” ascensionali, poetiche, dello scultore Gioachino Chiesa. Sono quattro metri circa di forme aeree che si ergono, si snodano astratte e garbate, senza pace, verso il cielo. Il gruppo Bodino di Torino, ha realizzato in modo egregio i dettami alchemico-formali di Chiesa, dove musica e dinamicità si fondono insieme. La costruzione plastica in acciaio inox “satinato” simboleggia e ricorda l’elicottero caduto, mentre le quattro “vele” poste alla base della scultura rappresentano i corpi delle quattro vittime. Su ciascuna “vela” è inciso il loro nome di battesimo. Solo tramite questo rigoroso linguaggio plastico, Gioachino Chiesa poteva portare in luce la propria suggestione provocata dal ricordo di quel tragico evento, avvenuto il 14 dicembre del 1998. Le fiamme s’innalzano. I corpi delle quattro vittime furono ritrovati nella posizione che Giaochino Chiesa canta così bene, plasticamente. Sono forme che tendono verso l’alto, come immaginiamo le anime che abbandonano i corpi. Anche in questa occasione, Gioachino Chiesa dimostra di essere una scultore che opera nel sacro, nello spirituale, che non ha difficoltà nel muoversi espressivamente tra presenza ed assenza, dando forma all’impercepibile e all’inconoscibibile. E’ un monumento al dolore, un gioiello compositivo che tende a trasfigurare e a eternare il ricordo della tragedia di Volpiano. L’osservatore a livello di coscienza può, volendo, trasmutare, la luminosa costruzione plastica di Gioachino Chiesa in una preghiera tridimensionale.

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Francesca Pietracci: Monumento ai caduti nell'incidente di volo di Volpiano

Tra cielo e terra, tra vita e morte si erge il monumento che Gioachino Chiesa ha realizzato in memoria dei caduti dell'incidente aereo di Volpiano, dove persero la vita il Generale Franco Romano, il Tenente Colonnello Paolo Cattalini, il Maresciallo Gennaro Amiranda e il Maresciallo Giovanni Monda.
Leggerezza e spiritualità si fondono in questa opera raggiungendo una dimensione nuova, una diversa concezione di monumento alla memoria. Attraverso elementi che fanno pensare per la loro forma a foglie, a vele o a lingue di fiamma, Gioachino Chiesa è riuscito a creare un vortice in grado di suscitare allo stesso tempo l'esperienza della caduta e quella della risalita. La sublimazione della tragedia, in altri termini, non appartiene più alla rappresentazione narrante, ma all7esperienza interiore di chi osserva, esperienza comune di un rituale, colta e bloccata nel suo attimo peculiare.
I quattro elementi che si adagiano lentamente sulla base marmorea suscitano un movimento verso l'alto di altri elementi che si moltiplicano e che si dirigono verso il cielo come fumo di antichi sacrifici. La vita è un soffio, è un momento legato all'imponderabile, ma ad essa può scaturire un profumo eterno che salendo al cielo trascina con sè i sentimenti di quanti assistono e partecipano al rituale del trapasso.
È dunque nella dimensione dell'intangibile che a volte si trova un senso profondo di esistenza e di solidarietà umana, è ciò che si intuisce appena, e che apparentemente non ha corpo a investire di significato le nostre azioni e i nostri pensieri.
II congiungimento ideale tra cielo e terra, che questa stele tende ad evidenziare, costituisce un tentativo di ampliare la nostra capacità di percezione spingendoci a visitare i non-luoghi e la non-materia.
Gioachino Chiesa raggiunge, in questa sua recente opera, un ulteriore livello di sintesi portando alle estreme conseguenze la soluzione formale dell'altro suo notevole lavoro costituito dal Monumento ai caduti degli Alpini dove, sempre all'intero di una forma che può simboleggiare una vela-strada, una sfilata di uomini che salgono verso 1'alto, verso l'infinito come un’immensa processione che idealmente accoglie tra le sue fila l'intero genere umano.
In definitiva il monumento che lui dedica alla tragedia di Volpiano lascia una traccia ulteriore che, partendo dalla commemorazione delle singole vite, si allarga ad una riflessione e in un certo senso ad una consolazione capace di investire la sensibilità di ogni persona e di ogni essere vivente.

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Regione Piemonte - Piemonte artistico e culturale
(3-14 settembre 1993)

Le opere monumentali per ricordare i caduti in guerra, il busto di Luigi Einaudi, la sequenza delle figure interpretate con intensità, rappresentano gli aspetti della ricerca di Gioachino Chiesa, di quel suo tradurre in forme e volumi il senso più profondo dell’esistenza. E attraverso il plasticismo Chiesa raggiunge una propria dimensione espressiva, un linguaggio mediante il quale trasmette il senso di una visione della realtà contingente che, di volta in volta, assume una propria individualità. In tale ambito, si delinea un discorso contraddistinto da una strenua volontà di comunicare. La denuncia sociale, l’angoscia del vivere, l’indagine intorno all’umanità e ai miti della civiltà dei consumi, appartengono all’esperienza di questo scultore braidese. E accanto alle opere più vibranti di un’interiore energia, si segnala la serie degli amanti, le cui figure sono racchiuse da una linea curva, armoniosa, lieve come un amore che si apre alla luce. Una scultura, quindi realizzata con misura, con la segreta certezza di conferire alla materia l’ideale bellezza di un ricordo che si fa messaggio.
(ANGELO MISTRANGELO)


“…..Artista braidese di grosso talento. Le sculture di Chiesa riflettono una precisa personalità artistica fatta di tecnica raffinata e di contenuti profondi….”
(CLAUDIA FERRARESI)


“…..Tra i vari linguaggi che l’arte ci propone l’opera dello scultore Gioachino Chiesa vivente e operante a Bra è sicuramente un tramite perfetto per destare sensazioni e intime vibrazioni in chi sa osservare vedere e capire i momenti che l’artista ha creato e nello stesso tempo esaltato con la materia….”
(FERNANDO TREZZI)


“…..Nello studio è da pochi giorni visibile anche un monumento per la tomba dei caduti e dispersi in Russia, situata nel cimitero, costruito secondo una originale e ardita concezione formale. Da un piano verticale di fondo che rappresenta una penna d’alpino emerge infatti una teoria di soldati, drammatica e sconvolgente, che si snoda, in senso prospettico, da sinistra verso destra, a rappresentare tutto l’orrore della guerra visualizzando la famosa ritirata di Russia, pagina terribile della seconda guerra mondiale. Il freddo, la sofferenza inumana e il senso di assurdità della condizione emergono dalle figure mediante la raffigurazione dei fasci di linee che creano nei corpi ritratti un senso di solitudine al massimo emozionante. Una solitudine che si accentua ancor di più nelle vuote ombre che si stagliano sul piano di fondo, quasi a ritagliare l’assenza di chi ha dato la propria vita e ora non c’è più…”
(PIER PAOLO FACCIO)

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Dal figurativo l’astratto

“….Chiesa con naturalezza e spontaneità riesce a smaterializzare il bronzo creando immagini di vigoroso misticismo…I suoi ritratti hanno il senso della vitalità umana; le varie figure presentano una vena poetica, espressa con grande scioltezza interpretativa…”
(CARLO GRAMAGLIA)

“….La vivacità del suo ingegno versatile e fortemente inventivo lo colloca nella esigua schiera di quegli artisti veri, che hanno la possibilità di rinnovarsi incessantemente nella perpetua trasfigurazione del loro talento ed il potere prestigioso di fare balzare un fremito vitale dalla materia scolpita…”
(
NINO DEL MURO)

“….Il legno, il marmo, la terracotta, il bronzo sono i materiali con i quali abitualmente opera nel modellare i suoi busti, gli altorilievi, i monumenti, secondo un figuratismo fluente, ricco di tensione, attento al momento psicologico dei personaggi rappresentati, e sempre psicologico dei personaggi rappresentati, e sempre orchestrato secondo le linee di energia che lo rendono particolarmente suggestivo…Nelle sue sculture riesce a conferire degli effetti dinamici; creando la sintesi rappresentativa del movimento, mantenendo la sua piena vitalità, il colore della esistenza e la vivacità del suo spirito…”
(
LISA BELOTTI)

“….Chiesa è uno scultore che ha dato molto all’arte: dal monumento ai Piemontesi nel mondo di S. Pietro Val Lemia ai suoi bronzi sparsi per tutto il mondo si rincorre un filo rosso che lega le manifestazioni della nostra realtà con una più alta e tragica spiritualità umana, nell’ansia di un uomo e di un poeta della materia che vuole ricevere una spiegazione al proprio vivere quotidiano….”
“….Chiesa nasce scultore in modo istintivo per una sorte di interiore certezza che si fa produttiva a contatto con la materia e con la luce, che di quella è il veicolo di trasmissione sensoriale più immediato…durante gli anni ’70 l’arte di Chiesa si affina, diventa più introspettiva, va a cercare delle forme che possano denunciare un interiore messaggio di drammatico pessimismo, non consolato da nessuna sicurezza del bene… Benchè le forme plasmate dallo scultore risultino sempre intimamente riconoscibili, si nota, in questa fase, una volontà di astrazione che porta l’autore a creare nuove soluzioni tecnico - formali incentrate tutte sul rapporto luce - materia…”
(
PIER CARLO FACCIO)

“…In Chiesa convivono due anime: quella figurativa e quella più vicina all’astrattismo. E in tale dicotomia di interessi che si deve osservare e interpretare questa sua significativa presenza espositiva che propone i piccoli gruppi di figure che interagiscono tra loro a livello sociale e politico. Accanto a questi nuclei vi sono opere in cui la struttura espressiva appare caratterizzata da un preciso impianto geometrico…L’artista propone sculture il cui plasticismo trasmette l’angoscia di vivere la denuncia sociale, una volontà di comunicare che si traduce in un ricordo che si fa messaggio e testimonianza… E, accanto alle opere più vibranti di un’interiore energia, si segnala la serie degli amanti, le cui figure sono racchiuse in una linea curva, armoniosa, lieve come un amore che si apre alla luce”.
(
ANGELO MISTRANGELO)

“….Chiesa riesce, ed è questa la sua dote principale, ad individuare il giusto modo di materializzare una sensazione, di rappresentarla concretamente, come nel caso della scultura Grandi Amanti, penetrante e suggestiva raffigurazione dell’amore…”
(
FRANCESCA BRAZZANI)

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