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Primo Levi
L'essenzialità della forma
La vita di Gioachino Chiesa, uomo di carattere schivo
e determinato come la sua terra d'origine, è legata all'atelier
di Bra dove, da quasi mezzo secolo, opera una ricerca plastica che, iniziata
con il figurativo, si è trasfigurata con il passare degli anni
in forme astratte. La sua biografia è quella del nobile costruttore
di monumenti bronzei, del plasmatore di idee e sentimenti. Chi vuole passare
una tranquilla giornata a Santa Vittoria d'Alba, nella campagna piemontese,
può imbattersi in un grande bronzo eseguito nel 1966 dall'allora
giovane Chiesa e dedicato ai Caduti. Si tratta di un lavoro che non va
assolutamente sottovalutato; l'abilità dell'artista è stata
quella di aver saputo infondere liricità e profonda partecipazione
a una tematica che già di per sé corre il rischio di cadere
in un rigido simbolismo o nella facile retorica. Le due figure sono invece
vive e conservano una loro intima umanità che si esprime in maestosa
potenza significativa.
Partendo da questo successo iniziale Gioachino Chiesa ha potuto continuare
a esprimersi grazie alla committenza pubblica, che tradizionalmente pretende
molto dagli artisti.
Altra ricerca figurativa dove l'arte plastica di Chiesa raggiunge il momento
più alto è il monumento Ai piemontesi nel mondo,
realizzato nel 1974 a San Pietro Val Lemina. Gli elementi che compongono
la scultura vogliono rappresentare e ricordare tutti i piemontesi che,
nel corso dei decenni, hanno lasciato la loro terra natìa per cercare
fortuna in altre parti del mondo. La base dell'opera ha la forma della
prua di un'imbarcazione sulla quale poggia un emisfero terrestre che diventa
sostegno per le figure in bronzo: una madre con il bambino in braccio,
un contadino e un operaio. Un'opera toccante ed emozionante per quanti
hanno vissuto il distacco dalla propria terra coltivando da lontano il
sogno del ritorno e rappresentativa per tutti coloro che ancora oggi vivono
la condizione di emigranti.
Gioachino Chiesa è uno scultore versatile che si muove, con espressiva
maestria, tra monumenti di carattere sacro, e di memoria civile e militare.
La sua ultima complessa creazione - opera in cui si riconosce la piena
maturità artistica del maestro - è il monumento realizzato
in ricordo dell'incidente di Volpiano del 14 dicembre 1998 in cui sono
periti, nello schianto al suolo dell'elicottero Fiamma 86, quattro
militari dell'Arma dei Carabinieri. Ci troviamo di fronte a una scultura
astratta di grande emozionalità, un monumento al dolore realizzato
in un rimando indissolubile tra la presenza e l'assenza. I quattro elementi
adagiati alla base della scultura, simbolo dei corpi delle vittime, fanno
da contrappunto alle forme che si librano libere nell'aria, in un moto
ascendente che lega il cielo alla terra, la fugacità della vita
all'eternità della nostra memoria.
Inizialmente autodidatta, Gioachino Chiesa ha perfezionato
la sua tecnica nello studio dello scultore Masoero e in seguito all'Accademia
di Belle Arti di Carrara, dove la sua innata capacità di manipolatore
della materia si è affinata.
La sua maestria - ne sarà testimonianza la gipsoetca dei suoi lavori
che verrà presto inaugurata a Santa Vittoria d'Alba - inizia nel
momento in cui riceve commesse, portate felicemente a buon fine, di ritratti,
teste di uomini, donne e bambini, da cui traspare non solo l'intuizione
dei tratti somatici, ma la capacità soprattutto di indagare l'anima
del personaggio rappresentato. L'opera finale è così il
risultato di una sorta di empatia, di compartecipazione profonda tra l'artista
e il soggetto raffigurato. Magna Gina, bronzo realizzato nel 1973,
è un significativo esempio della sensibilità di Gioachino
Chiesa nel trasformare in tratti somatici l'interiorità della figura.
Ci troviamo di fronte a un viso di donna solcato dai segni del tempo;
sul suo volto leggiamo la fatica della vita, e la forza di chi resta tenacemente
legato alla propria terra.
Se da una parte il mio compito è di rendere omaggio all'arte di
Gioachino Chiesa, dall'altra non posso esimermi dal sottolineare che tutto
questo nulla sarebbe se egli non fosse guidato da un'indubbia artigianalità.
Se questa non ci fosse il suo operare resterebbe quasi in sospeso, o meglio
incompiuto, in quanto la creatività e l'istinto senza l'azione
sapiente della manualità sarebbe come un matrimonio a metà.
Dobbiamo essere grati al maestro di Bra se questo gioco delle parti si
conclude in modo così felice.
Gioachino Chiesa non permette - proprio perché è uomo civile,
garbato e silenzioso - di esplorare fino in fondo le ragioni di una materia
che lui vive in chiave strettamente oggettiva; là dove possibile
egli trattiene la sua passionalità per consentire all'osservatore
di partecipare a livello razionale e di non farsi solo sedurre dalla grande
manualità dell'artista.
La città di Rivoli con questa mostra rende omaggio
a un eccelso manipolatore della materia che un giorno ha saputo passare
dalla tradizione figurativa a una diversa ricerca formale, senza tuttavia
rifiutare il passato che l'ha reso celebre: i monumenti eretti nelle nostre
piazze e i ritratti di persone felici e grate di essere state ritratte
in modo così sensibilmente preciso.
Così lo stesso scultore che ci ha fatto dono di monumenti dedicati
ai grandi personaggi della storia italiana, quali Luigi Einaudi, Sandro
Pertini e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha poi realizzato opere
frutto di una diversa concezione artistica, dove egli ha imposto un nuovo
dialogo con le proprie illuminazioni interiori.
Con Disperazione - opera in terra di Castellamonte eseguita nel
1985 - Chiesa ci pone di fronte al dolore della vita. La scultura di piccole
dimensioni, ma di intenso lirismo, è giocata sulla linearità
della composizione a cui fa da contrappunto la curva della schiena della
figura piegata. Il dolore è qui una nota che si ascolta e che si
respira attraverso la materialità plastica. Si tratta di un dolore
muto, soffocato e invisibile nel volto nascosto dell'uomo che, con le
braccia tese, tenta di strappare alla morte un corpo ormai inerte.
L'anno successivo Gioachino Chiesa realizza Il pianista, grande
bronzo dove vita, forma e armonia si fondono in una scultura di grande
impatto visivo.
È uno dei lavori più riusciti dell'artista braidese, interamente
giocato sulla tensione di una linea curva che parte dalle mani, che si
staccano da un'invisibile tastiera, per terminare nelle code del frac.
Le braccia nascondono la testa piegata nel tentativo di evitare lo sguardo
del pubblico, mentre le dita della mani sono tese a suonare una musica
che, proprio per la mancanza del pianoforte è senza tempo e senza
luogo.
Lo studio della forma e del volume nello spazio, la necessità di
riempire il vuoto a tuttotondo, lo si nota nel bronzo Gli amanti
del 1988. Si tratta di un lavoro che tende ad una sorta di astrazione
dei corpi in un gioco di linee armoniche che si compenetrano, giungendo
quasi a fondersi nell'unità dell'abbraccio.
Ancora più vicino all'informale, quasi una rinuncia alla riconoscibilità
dell'immagine, sono Gli amanti del 1990, una formella in bronzo
dove l'equilibrio è esclusivamente frutto della coscienza attenta
del suo autore. Negli 1992 Chiesa realizza L'apocalisse, lavoro
in cui pone le basi astratte dei lavori del decennio successivo. La superficie
di bronzo si squarcia per lasciare spazio a piccole figure che in un disperato
tantativo di fuga si attorcigliano tra loro, aggrappandosi dove trovano
appiglio. È un districarsi di linee curve che creano un esercizio
formale da cui emerge preponderante la maestria di Chiesa.
Lo sperimentalismo di questo inizio millennio gioca su vari versanti con
risultati estetici assolutamente importanti, che ancora una volta ci portano
ad affermare come Gioachino Chiesa non sia un artista schematico, ma piuttosto
uno spirito libero, al punto che ogni forma sognata egli la riprende materialmente
quasi preso "per incantamento". Cerca e ottiene purezza quando
affronta in modo ammirabile il marmo rosa del Portogallo da cui nasce
l'armoniosa fattura de L'incastro, cui fanno da contrappunto Eclissi
d'amore - di cui per ora abbiamo il gesso, modello per una fusione
in bronzo - e l'enigmatico e apollineo Vortice d'amore. Ma per
giungere a questi lavori Chiesa è partito da sperimentazioni di
grande impatto visuale, con opere create in un costante dialogo con se
stesso, un dialogo che sfocia quasi nel rifiuto di guardare, come fanno
invece molti scultori, al museo del passato. In Big Bang, opera
in telamagix del 1977, in La Vela 1, in La sfera lo scultore
ha creato una personale pittoscultura, attingendo al suo inconscio e portando
in luce - come in L'ombrello - forme, colori, tonalità e
contrappunti.
In queste sperimentazioni chiuse e concluse egli ha creato una scultura
astratta da parete che è anche preziosa pittura. Bisogna attendere
il 2000 per avere l'esplosione poetica astratto-figurale da cui nascono
opere come Verso l'ignoto, Donna, Teatrino, I miei giochi. Anche
in questo caso lo scultore Chiesa tenta, riuscendovi, di conciliare l'arte
plastica con la musica della forma. Sono opere ricche di significati simbolici
che l'artista braidese è riuscito, ancora una volta, a caricare
della sua forza creativa.
Ci attendiamo per il futuro che egli sviluppi ulteriormente la forma al
servizio della metafisica del silenzio.
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Clizia Orlando
Novembre 2000
L'elegante modulazione delle forme si libera nell'arte
di Gioachino Chiesa. A raccontare la flessuosa liricità plastica del suo
operato, si propongono nell'allestimento i multipli in bronzo raccolti
sotto il titolo "Le forme dell'amore". Nel "Le tre croci" il tema è trattato
partendo da una evocazione di forza che sembra attrarre i profili dei
soggetti verso un unico centro germinativo, in una gestualità che si carica
della visione ciclica della memoria archetipa. E' amore nel tempo raccolto
nella complicità degli amanti ne "Il gioco", nell'avvolgente grembo protettivo
di una "Maternità", nella scarna sofferenza del Cristo. Nell'evoluzione
raggiunta dal modellato si assiste all'eliminazione di ogni elemento esornativo
per giungere ad un sintetismo di essenza puramente vitale: Chiesa concepisce
la scultura come identità materiale-spirituale della visione, totalizzante
momento creativo. Nell'impianto l'opera rimane strettamente legata ad
una connotazione figurativa, in cui si evocano situazioni colloquiali
e nella partitura adottata s'intrecciano effusioni, slanci, abbandoni,
sogni. Anche dove l' ombra dell'uomo non è rappresentata se ne coglie
il respiro, nei piani flessi e modulari, nei volumi affusolati, nelle
estensioni linguiformi in cui si ritraggono corpi d'amore. E la straordinaria
disposizione al plasmare la materia, trattata con estremo rigore, fa si
che Chiesa riesca a trasmettere tutta l'intensità del sentimento trattando
le superfici come veicolo d'emozione. L'equilibrio dell'opera fluttua
così in un'aura di silenzio in cui lo sguardo si concentra sugli spazi
interiori. Allora di fronte al "Bacio" lo spettatore coglie l'intensa
sensualità, la timida dolcezza, l'armonica melodia che nasce da quello
sfiorarsi di labbra assunto di un vivere in un' anima sola. La stessa
complicità evocativa dettata dal rincorrersi della materia si può leggere
ne "Gli amanti": le linee s'intrecciano disegnando la corrispondenza di
una passione che si estende oltre i limiti della materia. Con il suo lavoro
Gioachino Chiesa ci rende dunque percepibile quel soffio di mistero che
portiamo in noi dalla nascita e lo manifesta nella poetica di un amore
energico e dolce, tenero e tenace, veicolo di conoscenza e di partecipazione
alla vita.
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Francesca Pietracci: Monumento ai
caduti nell'incidente di volo di Volpiano
Tra cielo e terra, tra vita e morte si
erge il monumento che Gioachino Chiesa ha realizzato in memoria dei
caduti dell'incidente aereo di Volpiano, dove persero la vita il Generale
Franco Romano, il Tenente Colonnello Paolo Cattalini, il Maresciallo
Gennaro Amiranda e il Maresciallo Giovanni Monda.
Leggerezza e spiritualità si fondono in questa opera raggiungendo
una dimensione nuova, una diversa concezione di monumento alla memoria.
Attraverso elementi che fanno pensare per la loro forma a foglie, a
vele o a lingue di fiamma, Gioachino Chiesa è riuscito a creare
un vortice in grado di suscitare allo stesso tempo l'esperienza della
caduta e quella della risalita. La sublimazione della tragedia, in altri
termini, non appartiene più alla rappresentazione narrante, ma
all7esperienza interiore di chi osserva, esperienza comune di un rituale,
colta e bloccata nel suo attimo peculiare.
I quattro elementi che si adagiano lentamente sulla base marmorea suscitano
un movimento verso l'alto di altri elementi che si moltiplicano e che
si dirigono verso il cielo come fumo di antichi sacrifici. La vita è
un soffio, è un momento legato all'imponderabile, ma ad essa
può scaturire un profumo eterno che salendo al cielo trascina
con sè i sentimenti di quanti assistono e partecipano al rituale
del trapasso.
È dunque nella dimensione dell'intangibile che a volte si trova
un senso profondo di esistenza e di solidarietà umana, è
ciò che si intuisce appena, e che apparentemente non ha corpo
a investire di significato le nostre azioni e i nostri pensieri.
II congiungimento ideale tra cielo e terra, che questa stele tende ad
evidenziare, costituisce un tentativo di ampliare la nostra capacità
di percezione spingendoci a visitare i non-luoghi e la non-materia.
Gioachino Chiesa raggiunge, in questa sua recente opera, un ulteriore
livello di sintesi portando alle estreme conseguenze la soluzione formale
dell'altro suo notevole lavoro costituito dal Monumento ai caduti degli
Alpini dove, sempre all'intero di una forma che può simboleggiare
una vela-strada, una sfilata di uomini che salgono verso 1'alto, verso
l'infinito come unimmensa processione che idealmente accoglie
tra le sue fila l'intero genere umano.
In definitiva il monumento che lui dedica alla tragedia di Volpiano
lascia una traccia ulteriore che, partendo dalla commemorazione delle
singole vite, si allarga ad una riflessione e in un certo senso ad una
consolazione capace di investire la sensibilità di ogni persona
e di ogni essere vivente.
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Regione Piemonte - Piemonte artistico e culturale
(3-14 settembre 1993)
Le opere monumentali per ricordare i caduti in guerra,
il busto di Luigi Einaudi, la sequenza delle figure interpretate con intensità,
rappresentano gli aspetti della ricerca di Gioachino Chiesa, di quel suo
tradurre in forme e volumi il senso più profondo dellesistenza.
E attraverso il plasticismo Chiesa raggiunge una propria dimensione espressiva,
un linguaggio mediante il quale trasmette il senso di una visione della
realtà contingente che, di volta in volta, assume una propria individualità.
In tale ambito, si delinea un discorso contraddistinto da una strenua
volontà di comunicare. La denuncia sociale, langoscia del
vivere, lindagine intorno allumanità e ai miti della
civiltà dei consumi, appartengono allesperienza
di questo scultore braidese. E accanto alle opere più vibranti
di uninteriore energia, si segnala la serie degli amanti, le cui
figure sono racchiuse da una linea curva, armoniosa, lieve come un amore
che si apre alla luce. Una scultura, quindi realizzata con misura, con
la segreta certezza di conferire alla materia lideale bellezza di
un ricordo che si fa messaggio.
(ANGELO MISTRANGELO)
..Artista braidese di grosso talento. Le sculture di Chiesa
riflettono una precisa personalità artistica fatta di tecnica raffinata
e di contenuti profondi
.
(CLAUDIA FERRARESI)
..Tra i vari linguaggi che larte ci propone lopera
dello scultore Gioachino Chiesa vivente e operante a Bra è sicuramente
un tramite perfetto per destare sensazioni e intime vibrazioni in chi
sa osservare vedere e capire i momenti che lartista ha creato e
nello stesso tempo esaltato con la materia
.
(FERNANDO TREZZI)
..Nello studio è da pochi giorni visibile anche un
monumento per la tomba dei caduti e dispersi in Russia, situata nel cimitero,
costruito secondo una originale e ardita concezione formale. Da un piano
verticale di fondo che rappresenta una penna dalpino emerge infatti
una teoria di soldati, drammatica e sconvolgente, che si snoda, in senso
prospettico, da sinistra verso destra, a rappresentare tutto lorrore
della guerra visualizzando la famosa ritirata di Russia, pagina terribile
della seconda guerra mondiale. Il freddo, la sofferenza inumana e il senso
di assurdità della condizione emergono dalle figure mediante la
raffigurazione dei fasci di linee che creano nei corpi ritratti un senso
di solitudine al massimo emozionante. Una solitudine che si accentua ancor
di più nelle vuote ombre che si stagliano sul piano di fondo, quasi
a ritagliare lassenza di chi ha dato la propria vita e ora non cè
più
(PIER PAOLO FACCIO)
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Dal figurativo lastratto
.Chiesa con naturalezza e spontaneità
riesce a smaterializzare il bronzo creando immagini di vigoroso misticismo
I
suoi ritratti hanno il senso della vitalità umana; le varie figure
presentano una vena poetica, espressa con grande scioltezza interpretativa
(CARLO GRAMAGLIA)
.La vivacità del suo
ingegno versatile e fortemente inventivo lo colloca nella esigua schiera
di quegli artisti veri, che hanno la possibilità di rinnovarsi
incessantemente nella perpetua trasfigurazione del loro talento ed il
potere prestigioso di fare balzare un fremito vitale dalla materia scolpita
( NINO DEL MURO)
.Il legno, il marmo, la terracotta,
il bronzo sono i materiali con i quali abitualmente opera nel modellare
i suoi busti, gli altorilievi, i monumenti, secondo un figuratismo fluente,
ricco di tensione, attento al momento psicologico dei personaggi rappresentati,
e sempre psicologico dei personaggi rappresentati, e sempre orchestrato
secondo le linee di energia che lo rendono particolarmente suggestivo
Nelle
sue sculture riesce a conferire degli effetti dinamici; creando la sintesi
rappresentativa del movimento, mantenendo la sua piena vitalità,
il colore della esistenza e la vivacità del suo spirito
( LISA BELOTTI)
.Chiesa è uno scultore
che ha dato molto allarte: dal monumento ai Piemontesi nel mondo
di S. Pietro Val Lemia ai suoi bronzi sparsi per tutto il mondo si rincorre
un filo rosso che lega le manifestazioni della nostra realtà
con una più alta e tragica spiritualità umana, nellansia
di un uomo e di un poeta della materia che vuole ricevere una spiegazione
al proprio vivere quotidiano
.
.Chiesa nasce scultore in modo istintivo
per una sorte di interiore certezza che si fa produttiva a contatto
con la materia e con la luce, che di quella è il veicolo di trasmissione
sensoriale più immediato
durante gli anni 70 larte
di Chiesa si affina, diventa più introspettiva, va a cercare
delle forme che possano denunciare un interiore messaggio di drammatico
pessimismo, non consolato da nessuna sicurezza del bene
Benchè
le forme plasmate dallo scultore risultino sempre intimamente riconoscibili,
si nota, in questa fase, una volontà di astrazione che porta
lautore a creare nuove soluzioni tecnico - formali incentrate
tutte sul rapporto luce - materia
( PIER CARLO FACCIO)
In Chiesa convivono due anime:
quella figurativa e quella più vicina allastrattismo. E
in tale dicotomia di interessi che si deve osservare e interpretare
questa sua significativa presenza espositiva che propone i piccoli gruppi
di figure che interagiscono tra loro a livello sociale e politico. Accanto
a questi nuclei vi sono opere in cui la struttura espressiva appare
caratterizzata da un preciso impianto geometrico
Lartista
propone sculture il cui plasticismo trasmette langoscia di vivere
la denuncia sociale, una volontà di comunicare che si traduce
in un ricordo che si fa messaggio e testimonianza
E,
accanto alle opere più vibranti di uninteriore energia,
si segnala la serie degli amanti, le cui figure sono racchiuse in una
linea curva, armoniosa, lieve come un amore che si apre alla luce.
( ANGELO MISTRANGELO)
.Chiesa riesce, ed è
questa la sua dote principale, ad individuare il giusto modo di materializzare
una sensazione, di rappresentarla concretamente, come nel caso della
scultura Grandi Amanti, penetrante e suggestiva raffigurazione dellamore
( FRANCESCA BRAZZANI)
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